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Anoressia e bulimia in aumento, le adolescenti le più colpite

di Mamma Licia

24 Settembre 2012

Moda della magrezza, controllo dell’alimentazione, mania delle diete: sono tutti fattori endemici della nostra società che incidono profondamente sulla diffusione di una sempre più crescente insoddisfazione per il proprio corpo e sulla necessità di adeguare il proprio aspetto fisico ai canoni della bellezza proposti dalla nostra cultura. Una cultura dell’immagine che si innesta nella convinzione, sempre più radicata, che solo “magro è bello”.

C’è poco da stupirsi, quindi, se i disturbi dell’alimentazione sono un fenomeno in aumento, in Italia e in tutti i paesi “occidentalizzati”.

I settori dove queste malattie sono più diffuse rimangono la moda, che presenta ancora oggi in passerella donne ‘impossibili’, e lo sport, in particolare la danza”, dice il professor Nazario Melchionda, fondatore e presidente della Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (Sisdca).

Modelle magrissime, pallide, emaciate, con lo sguardo quasi assente che incarnano l’ideale della bellezza femminile in profondo contrasto con la realtà del peso corporeo medio; pullulanti centri estetici che esaltano ed esasperano l’importanza del corpo; pubblicità che abbonda di messaggi stereotipati e contraddittori con donne (soprattutto) che riescono a rimanere magre anche se mangiano tavolette di cioccolata, merendine o raffinatissime pietanze cucinate con ingredienti tutt’altro che dietetici.

In una società bombardata e ossessionata da questi messaggi e da queste immagini a farne più le spese sono le ragazze adolescenti, in cerca di modelli ai quali aderire e con una personalità ancora non ben definita. Sono loro, infatti, ad essere più colpite dai disturbi alimentari. Le stime parlano chiaro: il 5-6% della popolazione femminile tra i 12 ed i 25 anni soffre di un alterato e patologico rapporto con l’alimentazione ed il corpo. Lo 0,5% soffre di anoressia, l’1-2% di bulimia ed il 3-4% di altri disturbi alimentari cosiddetti Ednos (Eating Disorders Not Otherwise Specified).

Una percentuale che, secondo la Sisdca, può salire al 10% se si considerano anche i disturbi parziali, cioè quelle situazioni non ancora divenute patologiche, ma che possono rappresentare un campanello d’allarme ed evolvere in malattia vera e propria.

L’anoressia è, nel tempo, divenuto l’emblema dei disturbi alimentari, ma “quasi nessuna anoressica rimane tale per tutta la vita, in maggioranza diventano tutte bulimiche. [… ] Una anoressica ‘pura’ è molto rara: nel giro di sei mesi, un anno, tutte diventano bulimiche. La bulimia, invece, è più subdola, non si vede, e le pazienti riescono a tenerla nascosta anche per anni”, precisa Melchionda. “La restrizione alimentare a cui ci si sottopone per essere così filiformi – continua l’esperto – genera uno scompenso ormonale che crea una situazione simile a quella della dipendenza dagli stupefacenti. Le vie neurali del sistema di ricompensa nel nostro cervello, infatti, sono uguali per il cibo e per la droga. E quando ci priviamo, ad esempio, dello zucchero, il cervello vai in ‘tilt’, così le malate perdono il controllo della situazione”. Tanto che i disturbi alimentari – conclude Melchionda sono molto più simili alla dipendenza da droga di quanto si possa immaginare”.

Va comunque ricordato che i disturbi alimentari veri e propri (da non confondere con le alterazioni fisiologiche dell’appetito dovute a temporanei e particolari stati emotivi – una bocciatura, una separazione, un lutto – e non a conflitti psicologici) sono la tappa finale dell’espressione di un profondo disagio psichico e di una grande varietà di problemi personali, familiari e di idiosincrasie.



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