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Cure con cellule staminali: continua la battaglia di Sofia

di Alessandra Albanese

11 Marzo 2013

Ieri sera alla trasmissione “Le Iene” Giulio Golia è ritornato sul caso di Sofia. Le Iene lo avevano già trattato in una precedente puntata. Grazie a loro i genitori di Sofia avevano ricevuto un colloquio privato con il Ministro della Salute Balduzzi. Il giorno successivo però sulle pagine del Corriere della Sera, Balduzzi aveva ripetuto che il metodo di cure richiesto per la piccola era sconsigliato e le era stato indicato di passare ad un altro protocollo di cure sempre a base di staminali. Sofia però ha continuato a peggiorare.

Ieri sera Giulio Golia ha sentito al telefono un personaggio che si era già espresso in favore di Sofia e del metodo che stava seguendo, la cura del professor Vannoni: Adriano Celentano. Il cantante ha ribadito:

“Le cose sono nate così, la bambina era totalmente paralizzata, poi ha cominciato a muovere le braccia. Mi è difficile concepire la brutale discriminazione. Non si capisce perché altri bambini possono usufruire delle cure del metodo Vannoni e alla piccola Sofia vengono proibite perché ha avuto la sfortuna di nascere a Firenze. Il giudice ha detto, la bambina sta migliorando, bisogna bloccare le cure altrimenti guarisce. Il solito ritornello è che sono poco informato, che sarebbe meglio se cantassi. E’ la solita solfa di chi desta sospetti. Telethon coi soldi che prende dovrebbe adoperarsi”.

Oggi le polemiche non si placano. Intervistato a Radio Capital, il Professor Vannoni interviene. Ancora diffidenze sul suo metodo, nonostante egli continui ad intervenire presso l’ospedale di Brescia da 5 anni, senza mai un rinvio a giudizio. Vannoni apprezza l’intervento di Celentano sulle cure compassionevoli e continua:

Le staminali sono innovazione, sono un modo diverso di pensare la medicina, che oggi può dare risposta a moltissime patologie diverse. Noi riusciamo a curare, anzi – si corregge – riusciamo a migliorare le condizioni di malati di oltre 120 patologie neurologiche. Una sola molecola – e si ricorregge – anzi, non è un farmaco, dobbiamo parlare di un solo tipo di cellule, riesce a produrre miglioramenti in così tanti tipi di malattie. La cosa dura da digerire da moltissimi nel nostro paese è che noi vogliamo fare solo cure compassionevoli. Non ci interessa fare sperimentazione per arrivare a un farmaco da vendere. Ci interessa curare chi oggi è senza speranza e farlo gratuitamente all’interno di strutture pubbliche. Al momento operiamo all’ospedale civile di Brescia. Forse abbiamo sollevato il coperchio di un pentolone che tiene a bollire tanti interessi che vanno al di la della soluzione stessa.

Stamina, la fondazione a cui fa capo il Professor Vannoni è una Onlus e ha i propri laboratori per la coltura delle cellule staminali. Lavora in collaborazione con l’ospedale di Brescia.

Il conduttore di Radio Capital chiede se sia vero che il ministro abbia autorizzato le cure a Sofia e che abbia messo a disposizione da oggi un laboratorio presso l’ospedale Maggiore di Milano.

Vannoni continua: “Io non ho sentito nessuno. Stamattina i nostri biologi sono a Brescia nel nostro laboratorio dove sono in coltura le cellule di nostri 8 pazienti. Per il resto non ho mai avuto il piacere di parlare con nessun Ministro o con qualcuno del ministero da due anni. Se qualcuno ha preso delle decisioni su dove dobbiamo lavorare noi se non altro non ce l’ha comunicato”.

Il conduttore chiede ancora come mai non ci sia collaborazione e quali sono questi interessi di cui parla il professore: “Ai ricercatori tutta la mia stima, ma molte ricerche sono arrivate a un vicolo cieco, e molti malati non hanno avuto la possibilità di curarsi con farmaci in sperimentazione.

Le staminali sono altra cosa. Arriva una Onlus che dichiara di potere trattare con un’unica molecola 120 patologie capisce che la cosa può dare fastidio. E preciso: immaginare 120 patologie e di più che potrebbero beneficiare non vuol dire trattare le persone come cavie.”

L’intervista si conclude, ma il caso di Sofia non ancora.

cure cellule staminali Noi tutti speriamo che le parole del Professor Vannoni e di Celentano vengano ascoltate da qualcuno, e che non sia una sfortuna nascere in una città piuttosto che in un’altra.



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