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Fratellini sottratti alla mamma: video choc “Mamma ci uccidono?”

di Federica Federico

22 Aprile 2013

Fratellini sottratti alla mamma: video choc "Mamma ci uccidono?"Battipaglia, provincia di Salerno, 15 marzo 2013 – una mamma di 46 anni è stata costretta a rinunciare ai suoi bambini di 7 e 8 anni. La donna, un’insegnante, è stata bloccata dalle autorità all’uscita del plesso scolastico frequentato dai figli: gli assistenti, sociali supportati dalla polizia, sono intervenuti contro di lei e contro i due minori con l’intento di “togliere i bambini alla madre”. E l’intervento ha avuto luogo in esecuzione di un’ordinanza giudiziale.

  • Non c’è un modo pacifico per separare i figli dalla propria mamma?

Probabilmente no, non c’è alcuna possibilità che una separazione tra madre e figli avvenga senza dolore e disperazione.

A Battipaglia il 15 marzo scorso le autorità competenti hanno bloccato l’auto che la mamma guidava ed in cui erano seduti i bambini; hanno intimato alla donna di consegnare la prole, i figli, il frutto del suo ventre e delle sue fatiche di madre. Un video choc, girato dalla donna col cellulare, dimostra lo sconcerto dei bambini e il dolore della che ella stessa ha provato mentre disperatamente tentava di spiegare ai suoi figli quello che stava accadendo.

  • I fatti:

Il 15 marzo a Battipaglia una mamma separata si reca a scuola per prelevare, dopo una normale giornata di lezioni scolastiche, i suoi figli di 7 e 8 anni.

All’uscita la famiglia entra in auto e prende, come al solito, la via di casa ma non fa a tempo a lasciare l’area antistante il plesso scolastico perché, come riportano fonti giornalistiche, la macchina della mamma vine bloccata da 4 volanti della polizia.

La polizia supporta gli assistenti sociali; le autorità pubbliche congiuntamente eseguono un’ordinanza del Tribunale dei Minori che impone l’allontanamento dei bimbi dalla mamma.

L’ordinanza è eseguita in un luogo pubblico, inaspettatamente e senza curare un distacco dolce dei bimbi dalla madre.

La donna accende il cellulare, lo tiene basso, non inquadra i volti dei figli difendendone la privacy, ma attesta lo sconcerto dei bambini. L’attacco alla normalità della loro vita, alla privatezza del solito ritorno a casa e alla sicurezza della cura e dell’affidamento alla mamma è violentissimo, tanto violento che uno dei bimbi esprime il suo dolore verbalizzando la più grande delle paure che un bambino possa provare: la paura di morire.

<< Ma mica ci uccidono?>>, domanda il piccolo implorando solo una protezione che la madre neanche può promettergli.

  • Perché la denuncia di questa madre merita di essere condivisa e diffusa?

Oggi, come per il caso di Lorenzo il bimbo di Padova, assistiamo grazie alla rete ed alla velocità di condivisione e divulgazione delle notizie, ad un dramma che non è solo personale ma è sociale: la pasmamma è accusata di PAS, una patologia nota e riconosciuta in america ma discussa in Italia e per ora non legislativamente contemplabile.

Nella storia giudiziaria di questa famiglia, nella separazione dei genitori e quindi nella vita di questi bambini c’è un gravissimo precedente: il padre è stato accusato di aver molestato sessualmente i due figli. Successivamente la madre è stata accusata di avere determinato nei piccoli una sindrome da alienazione parentale (Pas).

Dei figli abusati rifiutano l’affetto del loro carnefice?

Questa, volendo essere onesti, leali e sinceri, sarebbe la prima domanda da porsi. E in ragione di tale quesito prima di dare spazio ad una qualunque ipotesi di PAS sarebbe doveroso isolare ogni sospetto sui presunti abusi sessuali.

  • Cos’è la PAS e perchè sarebbe necessario isolare prima il sospetto di abusi sessuali e poi indagare l’eventualittà di una sindrome da alienazione parentale ?

In Italia 150 mila bambini ogni anno sono vittime innocenti della separazione coniugale o, per meglio dire, ogni anno un milione e mezzo di figli italiani resta ostaggio dei conflitti coniugali che intervengono tra i genitori durante e dopo la rottura del vincolo matrimoniale.

Le separazioni coinvolgono i figli e spesso letteralmente investono e devastano i bambini.

Il bambino, diversamente dall’adulto, non sceglie la separazione ma la subisce, non decide la rottura del vincolo familiare e neanche comprende le dinamiche che stanno dietro la fine di un amore. Il figlio di una coppia di separati è costretto ad accettare l’allontanamento e l’ “assenza” di uno dei genitori, è obbligato a guardarlo andare via senza poterlo fermare.

La prima percezione istintuale del bambino è l’impotenza: il figlio desidera l’amore dei genitori, pensa all’affetto come ad un vincolo reciproco tra mamma, papà e figli, un legame che per il bambino è così essenziale da essere inscindibile.

Il piccolo, oggettivamente incapace di fermare la disgregazione familiare, non si sente vittima della separazione dei genitori ma colpevole, in lui crescono ansie, paure e frustrazioni.

È difficilissimo se non improbabile che una separazione sia così tanto civile e serena da non avere alcuna ripercussione negativa sui figli.

sindrome da alienazione parentaleTroppo spesso i genitori arrabbiati, delusi, angosciati e soli coinvolgono i figli in aspri livori di coppia. Troppo spesso la tutela dei minori è solo un principio teorico che di fatto non ottiene il debito rispetto e la giusta attenzione.

La psicologia contemporanea ci esorta a prestare attenzione ai bambini: il fatto che la separazione sia divenuta un fenomeno di costume diffuso non significa che il bambino l’accetti come “normale”. Agli occhi del figlio la sua famiglia, il suo nido, il suo rifugio si rompe.

Il bambino soffre perché una delle sue principali figure di riferimento (generalmente il papà) si “sottrae” alla continuità e quotidianità sentimentale allontanandosi dalla casa. In questo senso il genitore che lascia il nido spezza la catena affettiva della famiglia, quel legame di reciproco scambio amoroso in cui il bambino vive ed esprime i suoi sentimenti.

Da parte sua il genitore allontanato o che si allontana soffre il distacco dai figli e dalla stabilità familiare; pensando ad una liberazione il coniuge che si separa fugge da problemi, disagi e incomprensioni coniugali ma ben presto è chiamato a fare i conti con i propri errori, col fallimento di un amore e con la solitudine.

Gli psicologi ritengono che il coniuge che lasci la casa familiare sia teoricamente quello più esposto a problemi sociali e relazionali, nonché al rischio depressione.

Queste poche battute chiariscono quanto la rottura del vincolo coniugale incida su ogni elemento umano della relazione familiare: la separazione coinvolge tutti mamma, papà e figli (non è raro che coinvolga anche nonni, zii e parenti stretti).

Il compito primo e fondamentale di un genitore dovrebbe essere la tutela della prole.

Inutile dire che i figli possono essere tutelati solo mettendo da parte i risentimenti coniugali: l’unico modo di proteggere i bambini è estrometterli dalle opposizioni tra genitori. A questo va aggiunto però che i genitori si sono amati, in qualche modo traditi (parlando di tradimento qui si intende un tradimento sentimentale, non materiale) e quindi feriti, la loro separazione è frutto di un dolore che di fatto genera a sua volta ancora altre sofferenze e che può essere foriero di crisi e risentimenti.

– La letteratura americana insiste da qualche anno sulla PAS, una sindrome qualificata come diretta conseguenza della separazione coniugale e generata dalla aperta e acerrima opposizione tra i genitori.

Stando alla scuola americana la PAS, sindrome di alienazione parentale, si sostanzia quando il genitore dominante (in genere quello che vive con i bambini) costantemente e pedissequamente tenda a denigrare in maniera aperta e forte l’altro genitore. Il genitore denigratore coinvolge anche il figlio in un atteggiamento di ostile critica, finendo con l’indurre il bambino ad un rifiuto, ad un biasimo e ad un allontanamento dall’altro genitore.

In Italia la PAS non è stata sin ora ancora riconosciuta come sindrome giudizialmente rilevante né come presupposto di azioni legali, tuttavia la cronaca riporta dei casi dolorosi ed amari di presunta PAS. Ultimo il caso dei fratellini di Battipaglia.

  • Perché la giustizia Italiana rifiuta la PAS?

Il nostro sistema di diritto si fonda sull’oggettività delle prove, ogni accusa pretende un presupposto determinato o determinabile, cosiddetto oggettivo e nessuna imputazione può fondarsi su un’idea, un’ipotesi o un mero indizio di colpevolezza.

La PAS non è comprovabile oggettivamente.

Come si fa a dimostrare che un genitore abbia direzionato il pensiero di un figlio denigrando in maniera continuata e grave l’ex coniuge? Qual è il limite della critica ammissibile? Quali sono i sintomi inequivocabili della Sindrome di Alienazione Parentale?

In Italia la PAS è diventata un problema da risolvere bambini vocecol caso di Leonardo, adesso, dinnanzi al video dei fratellini di Battipaglia, diviene un emergenza sociale da considerare con assoluta prontezza ed attenzione perché sussiste il serio rischio che tale ipotetica sindrome divenga in sede di giudizio un fendente piantato nei cuori dei bambini, un’arma di ricatto e un limite alla risoluzione legalmente corretta dei conflitti familiari.

Il video choc è stato reso pubblico dal Corriere del Mezzogiorno (clicca qui per vedere il video).

Sono passati 37 giorni dalla drammatica lacerazione di questa famiglia; oggi la denuncia della mamma viaggia su facebook ed in rete, condividerla è un dovere sociale perché i bambini non sono oggetti e perché la famiglia non può diventare un’entità debole e vulnerabile neanche quando divenga il fulcro degli interessi personali dei coniugi: la famiglia deve sempre rimanere il luogo di protezione e tutela dei bambini.



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