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Bilinguismo: bambini bilingue come e quando imparano a gestire senza confusione la doppia lingua

di Dott.ssa Michela Del Prete

23 Novembre 2010

Bilinguismo

Il termine bilinguismo indica la capacità di una persona, appunto definita bilingue, di parlare correttamente e correntemente non una ma due lingue.

Questa capacità può essere acquisita dai bambini “naturalmente” quando all’interno del contesto familiare coesistano più realtà linguistiche diverse tra loro – per esempio un genitore o un nonno di origini non italiane che voglia, giustamente e positivamente, parlare nella propria lingua madre al piccolo.

Ma la “fusione” di diversi sistemi linguistici in un medesimo ambiente, il fatto che più “lingue” differenti arrivino all’orecchi del bambino in fase di apprendimento può essere controproducente? Può ingenerare confusione nel piccolo? Quando e come si risolvono eventuali difficoltà del bambino bilingue?

La nostra logopedista, la Dott.ssa Michela Del Prete ci illustra il percorso di apprendimento del linguaggio che di norma compie un bimbo bilingue:

In alcuni casi il bilinguismo può essere causa di difficoltà e ritardo nello sviluppo del linguaggio.

Due ricerche scientifiche, condotte da T. Tauschener e Virginia Volterra (1981), hanno studiato cosa succede nei bambini che vengono esposti contemporaneamente a due lingue.

Tali studiosi riconoscono un primo periodo, fino a 2 anni, dove il bambino bilingue ha un unico sistema lessicale formato da vocaboli italiani e stranieri usati singolarmente o associati; in questa fase il bambino non distingue le lingue ma usa tutti i vocaboli che conosce in maniera indifferenziata.

Vi è poi un secondo periodo in cui si ha il passaggio da un solo sistema lessicale a due sistemi lessicali, in cui si trovano parole equivalenti (cioè il bambino conoscerà dieci parole e le conoscerà in entrambe le lingue).

Al piccolo viene richiesto un notevole sforzo cognitivo, in quanto deve staccare una parola da un certo contesto e trasformarla nella parola corrispondente dell’altra lingua (ad esempio conosce la parola “mela” in inglese ma la deve dire in italiano, quindi deve eseguire un processo di trasformazione da un contesto linguistico (inglese) ad un altro (italiano))

Nella terza fase il bambino bilingue comprende che tutta una serie di parole fanno parte di un unico sistema lessicale mentre altre fanno parte dell’altro sistema; egli utilizza l’uno o l’altro dei sistemi a seconda dell’interlocutore.

Il piccolo comincia a codificare dove usare un sistema lessicale: ad esempio se la nonna gli parla in italiano egli imparerà che quando andrà a casa sua dovrà usare quel sistema lessicale e non quello che invece utilizza a scuola o con gli amici.

Nei primi anni di vita il bambino anche se possiede due sistemi lessicali distinti ha un unico sistema sintattico, cioè un’unica grammatica. Così come succede in ogni bambino che si trova in fase di acquisizione del linguaggio, userà una propria sintassi che applicherà ad entrambe le lingue che sta imparando.

Solo successivamente imparerà i due sistemi sintattici, che utilizzerà in specifici contesti.

Questi due studi pongono l’attenzione sul notevole sforzo a cui il bambino, che deve imparare due lingue contemporaneamente, è esposto. Pr alcuni soggetti, meno dotati o più deboli, tale sforzo può essere causa di difficoltà e confusione.

Tale problema non insorge quando il bambino viene esposto alla seconda lingua dopo aver acquisito quella materna, quindi dopo i quattro – cinque anni.



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