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Mamma disoccupata: l’asilo non accetta il figlio se la mamma che non lavora

di Alessandra Albanese

29 Aprile 2013

Una giovane mamma di Cuneo si è rivolta all’associazione “Se non ora quando” (Snoq) della propria città per denunciare un caso di “mala legislazione”.

La donna ha un bimbo piccolo, è giovane anche lei, ha avuto il figlio mentre studiava per l’esame di maturità.

Adesso, con un diploma in tasca ed il bimbo in età da scuola materna, ha deciso di cercare lavoro, e come primo passo ha dovuto pensare al figlio, e a chi lo avrebbe accudito in sua assenza. Così ha deciso di iscriverlo a scuola. Ma purtroppo la donna ha visto rifiutarsi l’iscrizione a causa della sua condizione di non-lavoratrice.

La legge in questo è chiara, e in certi casi anche giusta, sempre che vengano però previste le eccezioni.

Le graduatorie degli asili comunali e statali vengono stilate in base a dei criteri, tra questi il caso della madre lavoratrice, che non possa accudire da sè il bambino.

Ma in tempi di crisi come questa, che il lavoro non c’è, o che quando c’è spesso non è regolato da alcun contratto, forse sarebbe il caso di rivedere alcune regole.

Giulia Conte, presidente dell’associazione cuneese ribatte:

“In Piemonte lasciano il lavoro a causa della maternità 1500 donne all’anno. Un dato indegno di un Paese che voglia dirsi civile. Per questo abbiamo raccolto e confrontato informazioni sulla situazione delle graduatorie per l’iscrizione dei bambini e delle bambine alle scuole materne scoprendo che, in forza dell’autonomia scolastica, ogni istituto fissa i propri criteri, senza omogeneità”.

Anche questo è un limite delle regolamentazioni delle scuole italiane. A fronte di una raggiunta autonomia, le scuole hanno parametri e regolamenti non solo diversi e non condivisi, ma anche non trasparenti.

L’informazione latita, e in molti non riescono a stare al passo con tutte le norme dei singoli istituti.

Sembra addirittura che alcune scuole dell’interland cuneese abbiano posti per nuovi iscritti, ma questo non viene comunicato.

Alcune scuole collaborano, si è addirittura pensato ad un tavolo tra Consigli di istituto per adottare dei criteri condivisi. Un’alternativa potrebbe essere un servizio di trasporto che delocalizzi la forte domanda verso quelle scuole meno affollate.

Secondo Snoq, e secondo il comune buon senso insomma, la strada per migliorare i servizi pubblici è lunga, ma percorribile.



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