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Infertilità: uova e soia per diventare mamma, nuova frontiera della medicina

di Gioela Saga

15 Luglio 2013

 nuova frontiera della medicina per l'infertiitàEmma Rose temeva che non avrebbe mai provato la gioia di diventare madre, dopo sette tentativi di fecondazione in vitro non riusciti e due aborti spontanei che le avevano spezzato il cuore, stava per abbandonare ogni speranza. Ora invece si specchia negli occhi felici del suo bimbo di sette mesi. Emma, 38 anni, ammette che a volte non riesce a credere di esserci veramente riuscita. La sua testimonianza dice:

“Io e mio marito Tim pensavamo oramai di stare per esaurire tempo, soldi e soprattutto energia, eravamo emotivamente a terra. Dopo anni di alti e bassi, aspettando i risultati, i cicli ormonali e i continui stress, pensavamo di avere troppi ostacoli per poter davvero avere un bimbo.”

Eppure a dispetto di ogni pronostico, il sogno di Emma si è realizzato e si attribuisce questo successo ad una tecnica all’avanguardia messa a punto nel Regno Unito.

Non ancora perfettamente testata secondo gli standard, senza riscontri scientifici accademici e vista da molti dottori come una perdita di denaro, questa nuova terapia sembra aver dato, al lato pratico, già molti risultati più che soddisfacenti. Il principio risiede nel fatto che si presume che alcune donne siano come “intolleranti”, “immuni” alla gravidanza: quando un embrione si sviluppa nel loro grembo, il sistema immunitario si rafforza per distruggere la nuova vita che si sta insediando, come se fosse un virus o una qualsiasi malattia.

Straordinariamente, tutto ciò si risolverebbe con un’iniezione di una miscela lipidica a base di tuorli d’uovo e olio di soia. Questa miscela inibirebbe la produzione delle cosiddette cellule Killer naturali e dunque favorirebbe la gravidanza fino al suo naturale termine.

nuova frontiera della medicina per l'infertilità

E’ conosciuta come terapia immunomodulante e costa circa 7.000 sterline a ciclo, circa 2.000 in più rispetto ad un normale trattamento convenzionale per la fertilità. L’ostetrica altamente specializzata Zita West e lo specialista in fertilità il Dott. George Ndukwe che hanno sviluppato la terapia, sono convinti che valga ogni centesimo che si spende e sia davvero la nuova frontiera per il trattamento dell’infertilità.

Dalla sua introduzione due anni fa, nella clinica dove lavora la dottoressa West, più di 50 donne, con un totale di più di 150 tentativi di fecondazione in vitro alle spalle, possono ora, come Emma, abbracciare il loro bambino e riprendersi un diritto che la natura sembrava aver loro negato.

Nuova frontiera della medicina per l'infertilità

Lo specialista in fertilità il Dott. George Ndukwe

La terapia funziona inondando il flusso sanguigno delle donne con le sostanze lipidiche di uova e olio di soia, una sorta di maionese che riduce la capacità di rilasciare tossine chimiche da parte delle cellule “killer” che altrimenti attaccano e rifiutano lo sviluppo embrionale come se fosse un elemento da rigettare. La miscela è molto calorica, circa 200 calorie per dose, solitamente si somministra tramite una flebo due volte prima del concepimento, e poi altre tre volte dopo. Il trattamento è specificatamente pensato per aiutare l’impianto dell’embrione e la sua normale crescita.

Contemporaneamente si raccomanda alle donne di prendere gli steroidi che sopprimono ulteriormente il sistema immunitario e fluidificanti del sangue per prevenire la formazione di coaguli di sangue. Tutto viene costantemente controllato.

La storia di Tim e Emma assomiglia a molte altre altrettanto tristi. Cercavano un figlio dal marzo 2008, Emma si è sottoposta anche alla fecondazione in vitro più volte, abortendo una prima volta la vigilia del Natale 2009 e una seconda nell’aprile 2011. Un continuo sperare seguito da delusioni cocenti, sensi di colpa, di inadeguatezza e un costo stimato in circa 40.000 sterline. Mentre la sorella minore, 5 anni più giovane, diventava mamma per la prima volta, Emma ha dovuto subire altri fallimenti e sconfitte. Non sapevano cos’altro fare, quando sono venuti a conoscenza di questa terapia. Benché il loro ginecologo non fosse ottimista, decidono di incontrare il Dott. Ndukwe alla clinica di Zita West.

“Ho avuto subito la sensazione che la loro intuizione fosse giusta, che il mio corpo effettivamente producesse come degli anticorpi contro il bambino.” dice Emma ripensando al primo incontro con il dottore.

“Abbiamo subito avuto fiducia e il dottor Ndukwe ci ha incoraggiato e sostenuto in tutte le fasi.”

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Come negli altri tentativi di fecondazione artificiali Emma ha preso steroidi, fluidificanti del sangue, alte dosi di progesterone (l’ormone che favorisce naturalmente la gravidanza), vitamina D e la miscela intralipidica. Su raccomandazione di Zita, la mamma in attesa ha mangiato nel modo più sano possibile, effettuato sedute di agopuntura, preso integratori e condotto una vita poco stressante. Ha scoperto di essere incinta i primi di aprile del 2012 e a venti settimane hanno scoperto che avrebbero avuto un maschietto, il sogno si stava trasformando in realtà.

“Quando ho sentito per la prima volta Theo tirarmi un calcio è come se mi fossi svegliata di colpo e per la prima volta ho percepito che dentro di me c’era un vero bambino e non solo un embrione.”

Nuova frontiera della medicina per l'infertilità

Emma Rose con il piccolo Theo

Il 28 novembre scorso nasce Theo.

“Anche se il trattamento non è ancora ufficialmente riconosciuto, con me e molte altre mamme ha funzionato, anche se è un sistema controverso o non provato potrebbe riscuotere lo stesso successo con molte altre donne che invece sono ancora infelici ed irrealizzate.”

Le critiche non mancano e il professor Lesley Regan, capo del dipartimento di ostetricia e ginecologia dell’Ospedale St Mary di Londra dice:

“La terapia immunomodulante sta emergendo fin dagli anni ’80 e anch’io ne ero un entusiasta sostenitore. Comunque non è stata all’altezza delle aspettative. Le cellule killer esistono certamente ma non sappiamo ancora se davvero siano la causa di molti aborti spontanei. Non ci sono ancora evidenze cliniche accertate che lo dimostrino.” E prosegue: “Considerando le alte spese che si devono affrontare e il rischio di un’ulteriore delusione, considererei meglio i dati effettivi.”

In attesa di un ottimizzazione del trattamento e di una sua verifica ufficiale, non possiamo che constatare la gioia di Emma e Tim e di altri genitori come loro che hanno potuto vedere coronato il loro sogno.

 

Fonte: http://www.dailymail.co.uk



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