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Una Pasta di Noccioline Salva la Vita a 2 Milioni di Bambini

di Alessandra Albanese

28 Agosto 2013

Ai molti il nome “Pumply nut” non dice niente, ma qualcuno però ha già paragonato questa scoperta a quella della penicillina.

Pumply nut è il nome dato ad una pasta alle noccioline ideata da un pediatra francese nel 1996. E’ costituita da pasta di arachidi, latte in polvere , grassi vegetali, zucchero, vitamine e minerali.

Una idea semplice, ma fondamentale per salvare la vita a due milioni di bambini africani ogni anno, e in futuro potrebbe essere anche utilizzata per prevenire casi di malnutrizione.

La Pumply nut non deve essere conservata in frigorifero, può essere somministrata senza un dottore, non deve essere cucinata né allungata con acqua. La pasta non va a male quando viene aperto.

Le razioni di Pumply nut sono facilissime da conservare e utilizzare

Una preparazione che proprio per la sua semplicità si è rivelata fondamentale per milioni di bambini. Inoltre la pasta viene prodotta direttamente nei paesi africani, dove è maggiore la mancanza di cibo, con un importante risparmio di tempo e denaro.

 

L’Unicef ha in corso una campagna di sensibilizzazione affinchè sempre più paesi africani producano la pasta di noccioline. Ad oggi i produttori sono 19 (tra cui Sudan, Haiti, Burkina Faso), i bambini colpiti da malnutrizione 20 milioni.

L’ultima fabbrica aperta, in Niger, produrrà prodotto per trattare 300mila casi.

Ismael Barmou, vicedirettore esecutivo della sede afferma:

“Produrre in loco è fondamentale; se dovessimo importare Plumpy Nut perderemmo tre mesi di tempo. Noi dobbiamo pensare a fare in fretta. La pasta è incredibile, porta il bambino alla curva positiva in un attimo”.

Proprio in Niger nel 2005 si assistette quasi ad un miracolo: 60mila bambini malnutriti ebbero la loro razione di pasta di noccioline, il 90% guarì completamente, e l’Oms approvò la pasta due anni dopo.

Adesso la speranza è che invece la Pumply nut possa essere distribuita ai bambini per prevenire la malnutrizione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Corriere della Sera

 



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