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Perdere un Bambino a 34 Settimane di Gravidanza

Il dramma di perdere un bambino a gravidanza inoltrata

di Gioela Saga

05 Ottobre 2015

“Ho due figli, uno è un angelo…” Molte mamme purtroppo possono dire questa frase, alcune hanno ancora solo un angelo, altre addirittura più di uno… E’ una cerchia molto ampia e solo quando si inizia a parlarne, perché spesso sembra un tabù, si scopre quante siamo, accomunate da questa sensazione forte e profonda, una cicatrice che ci accompagna per sempre. Parlare di perdere un bambino a gravidanza inoltrata non è ” indelicato” ma è un dramma indelebile che questa mamma ha voluto raccontare per stare vicino a chi ha avuto o avrà un’esperienza come la sua.

Perdere un bambino a 34 settimane

perdere un bambino 34 settimane

La mamma di Hunter James, Michelle, racconta così quello che doveva essere l’apice della sua felicità, l’evento che ogni madre aspetta con ansia per poter stringere a sé la propria creatura e invece si trova a perdere un bambino a 34 settimane di gestazione.

Hunter aveva anche una sorellina a casa ad aspettarlo, Siena Jane, una bimba di tre anni che ora rappresenta per i genitori l’attaccamento alla vita e la speranza per il futuro.

Michelle racconta ciò che è avvenuto un paio di anni fa che ancora è per lei in fase di profonda e travagliata elaborazione. Hunter ha rappresentato fin da subito un fulmine a ciel sereno perché non era stato programmato, la gravidanza era stata una sorpresa, Siena Jane era ancora molto piccola ma subito il bimbo è stato amato e benvenuto che fosse stato pianificato o no.

La gravidanza era pesante perché Hunter si muoveva incessantemente.

La tempesta peggiore però doveva ancorar arrivare: perdere un bambino a gravidanza avanzata.

Il 5 agosto del 2013 la mamma si sveglia normalmente, era un lunedì e la piccola Siena era a casa mentre il marito era ancora a letto. Era stabilito che dovessero recarsi insieme a fare alcuni controlli di routine per la gravidanza.

Ormai era la 34 settimana e non vedevo l’ora di vedere il mio ometto, a cui avevamo già dato il nome di Hunter”, ricorda la mamma.

“Dopo qualche momento iniziai a realizzare che non avevo ancora sentito Hunter muoversi, decisi di alzarmi e di farmi un bicchiere di acqua ghiacciata, si dice infatti che possa far muovere subito il bambino. Alcuni minuti dopo aver bevuto non sentivo ancora nulla. Tutto era immobile.”

“Iniziò a prendermi il panico ma cercavo ancora di essere razionale e pensare al motivo per cui poteva non aver ancora scalciato. Decisi di di prendermi una tazza di caffé che magari avrebbe potuto fare quello che l’acqua non aveva fatto… ancora nulla…

Mi sedetti e cercai di capacitarmi di ciò che stava realmente succedendo. Poco dopo Matt arrivò e mi vide in quello stato di agitazione. Cercò di riportarmi alla calma in modo deciso e, allo stesso tempo, mi disse di sbrigarmi per poter andare subito dal dottore per fare i dovuti controlli.”

Una volta arrivata dal medico, Michelle spiega di non sentire i movimenti del bimbo da ore ed esterna tutta la sua preoccupazione. Il dottore cerca di calmarla per quanto possibile ma l’ansia era palpabile.

perdere un bambino prima di nascere

Il dottore cerca invano un battito che non c’è più: perdere un bambino in prossimità del parto.

Pensare di poter vedere il tuo bambino da lì a poche settimane ed invece trovarsi su un freddo lettino alla vana ricerca del suo battito, di un suo anche minimo movimento è una delle cose più terrificanti che si possano provare. Le parole della mamma esprimono tutta la sofferenza possibile:

“L’avevo perso. Questo cuoricino così amato aveva smesso di battere, non c’era nessun movimento, mi sentivo la vita strappata dentro di me, un vuoto che non sarei mai più stata capace di riempire. La luce si era spenta e aveva lasciato spazio ad una voragine, un posto così buio che mi spaventa il solo pensarci…

Il dottore disse che sentiva qualcosa ma non poteva escludere che si trattasse del mio cuore che ormai batteva all’impazzata, gonfio di pianto e rabbia.

I ricordi di quella mattina sono sfuocati, le ore e i minuti sono solo una catena di eventi che non riesco a ricordare chiaramente…

In ospedale rimasi in una camera attaccata a dei macchinari e ricordo che un medico mi confermò che non c’era battito.

Perdere un bambino: Hunter era morto durante la notte, abbracciato solo dal mio corpo, ascoltando il battito del mio cuore e io neppure me ne ero accorta…

Ho chiesto di poter avere un cesareo, magari poteva esserci una flebile speranza. Mi dissero che non era la cosa migliore, sia dal punto di vista fisico che per elaborare il lutto, il parto naturale era il migliore.

In fondo sarebbe quello che avrei fatto se fosse nato vivo dunque decisi che l’avrei fatto anche in questo caso. Ci dissero di andare a casa e cercare di riposare, elaborare tutto nella nostra intimità: perdere un bambino è qualcosa che non passa mai. Il giorno dopo sarebbe stato il giorno in cui avremmo conosciuto il nostro piccolo angelo: giovedì 6 agosto sarebbe stato per sempre il compleanno del nostro Hunter.”

perdere un bambino ottavo messe

Perdere un bambino: il parto naturale come scelta migliore per la mamma

“Mi sentivo anche in colpa, confusa ma terribilmente in colpa nella mia sofferenza. Mi fu indotto il parto e tutte le ostetriche mi aiutarono molto, mi incoraggiarono, loro che erano così abituate a sentire il primo vagito, il primo suono della vita dei bimbi, quel giorno ascoltarono solo il silenzio con me.

Qualche ora dopo salutammo il nostro piccolo angelo. Era perfetto, immobile ma perfetto, così ho potuto vedere il viso del mio bambino, toccargli le labbra, sentire il suo corpo sul mio e stringere le sue piccole dita nelle mie mani.

Convivo con questo ricordo ogni giorno, il mio cuore ha un posto dove racchiudo tutti i ricordi di Hunter, piango molto e vado spesso al cimitero a trovarlo, parlo spesso a Siena del suo fratellino, cerchiamo di dare un significato tangibile alla sua vita così breve.

Alcuni giorni va meglio, altri peggio, mi sento morire quando qualcuno mi chiede se ho più di un figlio e vorrei raccontare la mia storia ma poi temo di suscitare compassione o che si sentano in colpa per avermelo chiesto.”

Condividere e sensibilizzare: perdere un bambino può accadere

Michelle ha deciso ora di condividere la sua storia attraverso una fondazione australiana che si dedica all’aiuto e alla sensibilizzazione per le famiglie che vivono queste situazioni.

“Ora ho deciso di raccontarlo e diffondere questa storia perché voglio che ci sia consapevolezza su questo fatto: si può perdere un bambino. Voglio lottare per tutte le mamme come me, mi batto perché si possano conoscere le ragioni del perché accada, così che altri non debbano soffrire come sto facendo io, sarò forte e lo farò in nome di mio figlio, non voglio che nessuno soffra così come noi.”

Nel 40% di queste perdite la causa rimane ancora sconosciuta.



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