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Bambino che Gioca con le Bambole, Cosa Fare

Il bambino che gioca con le bambole comunica e cresce

Giuseppe Gagliano

di Giuseppe Gagliano

11 Gennaio 2016

I regali scelti dai genitori per i propri bambini sono sempre mirati ai gusti e agli interessi di questi ma, tra i regali che arrivano da altri per feste e compleanni, notiamo, solitamente, giochi e libri di fiabe o dvd ma anche qualche capo d’abbigliamento accuratamente scelto più in base al sesso che all’interesse del bambino. I capi, anche i più neutri come sciarpe o guanti, rispetteranno dei colori standard e i giochi saranno prettamente adatti al genere, nel tacito rispetto di un codice prestabilito. Cosa dire allora del bambino che gioca con le bambole?

Bambino che gioca con le bambole

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Abitualmente, sembra che il “genere” non faccia più testo e pare lasciare il posto alla parità ma, quando si tratta di fare un regalo, si evitano le gaffe, aiutati anche dal mercato, per mantenere le tradizioni: nessuno regalerebbe ad un maschietto, per quanto si mostri dai modi delicati, una bambola o un dolce forno.

In un’epoca contraddittoria, nella quale sembra farla da padrona la massima liberalizzazione dei costumi, appare, tuttavia, preoccupante per la maggior parte dei genitori, ed imbarazzante per gli altri, vedere un bambino atteggiarsi in modo poco maschile e giocare con le bambole, anche se le due cose non sono necessariamente correlate.

Capita, infatti, sovente che un bambino che gioca con le bambole o una femminuccia con le automobiline, pur crescendo in armonia con la propria sessualità, desti preoccupazione.
I bambini, maschi e femmine, hanno le medesime potenzialità che si incanalano solo crescendo e acquisendo un costrutto di educazione più che di impulsi, infatti l’influenza del genitore dello stesso genere è fondamentale, soprattutto a livello culturale.

Che cosa comunica un bambino che gioca con le bambole

Fino a circa tre anni un bambino non ha piena coscienza della propria sessualità per cui gioca, indifferentemente, con tutto ciò che si trova a disposizione. La proposta del giocattolo ha uno scopo pedagogico per la crescita e l’adulto sa che oltre a tenere i propri bimbi occupati con cose non pericolose, i giochi, servono ai vari stimoli cognitivi.
Dai tre anni alla fine della pubertà ci troviamo a discutere di elaborazione del proprio genere e la crescita gestisce e viene gestita da fattori esterni, attraverso un continuo relazionarsi col mondo esterno.

Facciamo però un passo indietro per ritrovare il bambino che preoccupa i genitori: il bambino che gioca con le bambole.

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I fattori che possono indurre un bambino che gioca con le bambole a scegliere dei giochi femminili possono essere diversi.

Alcuni bambini amano vestirsi da bambina e addirittura imitare la mamma che si trucca, pasticciandosi il viso. Il significato può essere letto da un’ottica propria del bambino e da un’altra in base alla relazione coi genitori.

Ogni bambino è sensibile per antonomasia ma in questa sensibilità dobbiamo saper leggere se si tratta di paura o attrazione. Chi è attratto dai rumori, per esempio, è sicuramente un bambino con propensioni impavide e sprezzanti del pericolo mentre chi vive il rumore con paura sarà, certamente, più timido e delicato. Questo, in linea di massima, per dare un esempio perché i fattori contingenti possono essere comunque infiniti e dare infinite forme di carattere.

Bambino che gioca con le bambole: attrazione o paura?

Il bambino che gioca con le bambole non è un bimbo necessariamente effeminato ma può avere in sé la necessità di esprimere la sua affettività e, trovando nel feticcio la figura più simile a se stesso, la adotta, perché la vede inerme, piccola ed indifesa e dà ad essa le attenzioni che vorrebbe per sé, come di riflesso. A volte il bambino che gioca con le bambole vede in esse la parte debole e desiderosa di affetto di se stesso.

La stessa necessità può averla ed esprimerla anche una bambina e viene interpretata tradizionalmente come istinto materno ma spesso non lo è affatto, anche se in futuro verrà in esso convogliata. Con questo voglio dire che nella prima infanzia non ci sono, effettivamente, dei confini nei quali si comincia una ricerca di identità ma si devono elaborare molte questioni e innanzitutto quella affettiva.

Il più delle volte, quando si tergiversa sul dare affetto alla bambola, più che ricevere piacere dal gioco, è per esprimere una carenza affettiva, questo non significa necessariamente che i genitori non danno affetto o attenzioni sufficienti al loro bambino ma, più semplicemente, che il loro affetto e le loro attenzioni dovrebbero essere più incanalate.

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Il bambino potrebbe sentirsi messo da parte per la nascita di un fratellino oppure vorrebbe di più la presenza della mamma o del papà invece che della tata o della scuola materna. Egli potrebbe tradurre queste cose come, seppur momentanei, reiterati abbandoni ed esprimere la sua tristezza nell’unica azione che conosce e cioè il gioco. In esso riflette, come tutti i bambini, quello che vorrebbe per sé e non, come erroneamente si pensa, quello che vorrebbe fare.

Il desiderio di esprimere se stesso comincia con l’età scolare o poco prima mentre, tra i quattro e i sei anni, nella mente del bambino si sta accomodando quella fase importantissima della suzione, per essere definitivamente placata.
In questa fase, il bambino, si riferisce al mondo esterno introiettandolo attraverso i sensi (non solo la bocca) mentre successivamente, quando le esperienze lo portano a conoscere i gusti, i colori, la consistenza delle cose eccetera, si sente pronto a uscire da sé per incontrare nuove esperienze simili.

Tornando alla bambola, essa ha una molteplicità di valenze in base all’età ma anche al carattere del bambino e, giocare con la bambola, non necessariamente inficia la sua appartenenza di genere.
L’elaborazione del proprio genere avviene dai tre ai sette/otto anni e in quest’età rimane necessario, non tanto vietare il gioco con le bambole ma il favorire l’identificazione del bambino col genitore del proprio genere e se i genitori faranno un buon lavoro di squadra (affettivamente parlando) sarà il bambino stesso che si separerà dal suo abituale gioco per scegliere qualcosa di diverso.

Se, infatti, abbiamo un bambino con temperamento gentile, sicuramente convoglierà i suoi interessi verso la lettura o il disegno, piuttosto che l’amore per le piante o la natura e gli animali in genere, con tutto quello che ne potrà conseguire per il suo futuro. Un bambino che anche abbia scelto la bambola in base al proprio temperamento o carattere può comunque crescere in modo equilibrato.

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I meccanismi dietro il bambino che gioca con le bambole e l’atteggiamento dei genitori

Non è comunque così semplice definire quale siano i meccanismi che inneschino alcuni interessi o se, essendo innati, possano condizionare il suo comportamento.
Esistono anche fattori meccanici come per esempio una sorella maggiore che il bambino osserva ed imita oppure la mescolanza dei giochi nelle scuole materne nelle quali ogni bambino può giocare con quello che capita, più che con quello che sceglie e questi sono casi completamente fuori questione.

La cosa pericolosa, da evitare, è sicuramente ogni atteggiamento, da parte dei genitori, che faccia capire al bambino il loro disappunto. Egli potrebbe evitare di giocare, con conseguenze non prevedibili, pur di non deludere i genitori. Questo può penalizzare proprio i bambini più sensibili in quanto, quelli più combattivi, per carattere, trovano risorse diverse allorché venga loro impedito o proibito di far rumore o rompere gli oggetti giocando alla guerra.

Possiamo affermare che i pregiudizi riguardo al bambino che gioca con le bambole sono dettati da fattori culturali pregressi e che, a posteriori, se questo è quello che “preoccupa”, e anche su questo ci sarebbe da discutere, non tutti i gay, da piccoli avevano atteggiamenti da femmina e giocavano con le bambole, né tutti i bambini che giocano con le bambole saranno necessariamente gay o avranno problematiche individuali. I percorsi della sessualità sono ben più complessi e vanno ricercati in altri ambiti, quello affettivo in primis.

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