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Mamme che non amano i propri figli: effetti sulla psiche

Le mamme che non amano i propri figli sono un cancro nella vita dei bambini, degli adolescenti, degli adulti e persino dei nipoti quando questi vengono al mondo

Federica Federico

di Federica Federico

18 Aprile 2019

Le mamme che non amano i propri figli esistono, non stiamo parlando di casi limite (mamme tossicodipendenti o con patologie mentali), piuttosto facciamo riferimento a donne normali incapaci di darsi incondizionatamente ai figli e alla famiglia.

 

Le mamme anaffettive, disamorate, svogliate, distaccate, egoiste spesso sono mamme pentite o donne che hanno scoperto col senno di poi di non essere tagliate per la maternità.

 

Queste donne, tal volta, sono persino convinte di fare del loro meglio e non si sentono mamme incapaci di amare, la loro incapacità o i loro limiti emergono, invece, dalle sofferenze e dalle mancanze dei figli. Spesso tutto ciò viene fuori nel lungo termine.

 

mamme che non amano i propri figli

Le mamme che non amano i propri figli – immagine di repertorio, fonte 123RF con licenza d’uso

 

Le mamme che non amano i propri figli di fatto non sono capaci di amare incondizionatamente come dovrebbe fare una mamma

 

Le mamme anaffettive, cioè quelle che non riescono a manifestare affetto, come le madri distaccate, fredde, disinteressate, condannano i bambini, i ragazzi (e infine anche gli adulti) a vive senza rassicurazioni.

 

Chi cresce senza l’amore incondizionato di una madre soffre di un deficit emotivo: non è una semplice mancanza affettiva, è, piuttosto, una fame di certezze, di supporto e di conforto con cui, costantemente, il figlio dovrà fare i conti.

 

Se da bambino l’abitudine a quell’assenza insormontabile è silente, da adolescente e da adulto, il figlio non amato dalla mamma deve argomentare la sua mancanza, deve razionalizzarla e motivarla, infine deve superarla.

 

Le mamme che non amano i propri figli sono donne fragili, spesso sono anche donne deluse dalla vita e alla ricerca di se stesse. Qualche volta sembrano socialmente affermate, indipendenti, piene di sè e serissime, ma nel loro intimo non hanno conosciuto il valore immenso dell’appartenenza al figlio:

 

non è, infatti, il bambino ad appartenere alla mamma, ma è la madre ad essere per il figlio (per e non del).

 

Intanto l’assenza affettiva che il non amore della mamma ingenera nel figlio è una mancanza seria. Il figlio stesso (da solo) o la colma o rischia di rimanerne “vittima”.

 

I figli non amati sviluppano una profonda debolezza che si può tradurre in apparente durezza, incapacità relazionale o opposizione ai sistemi e ai ruoli. In realtà sono in costante lotta per la sopravvivenza emotiva: devono evitare altro dolore e imparare ad amare e a realizzare se stessi e i propri sentimenti attraverso esperienze diverse dalla relazione con la mamma, prima figura di riferimento.

 

Se non mia mamma, chi può amarmi?” – E’ questo il peggiore baco che si insinua nella mente di chi vive senza il conforto della persona più cara

 

I figli non amati, soprattutto da bambini, sono cieli senza stelle e giornate uggiose, sono melodie soffocate, sono boschi senza sentieri e, quel che più è complesso da vincere, è che sono soli, sono soli al mondo pur non essendo orfani.

 

Le mamme che non amano i propri figli non sono morte, è morto, però, il loro amore,  che forse non è mai nato. Di fatto non tutte le donne sono nate per essere madri. Stereotipi a parte c’è chi non nasce con l’istinto materno. Così un figlio orfano rischia di soffrire meno di un figlio non amato dalla mamma. Proviamo a chiarire il perché.

 

Nella vita di un bambino non amato non c’è la mancanza degli orfani: i figli non amati hanno una madre, ma è una madre che rifiuta il suo ruolo, non si dona loro e non riesce in nessun modo ad essere rappresentazione di cura.

 

L’orfano di madre, invece, può conservarne il ricordo della cura e paradossalmente può continuare a ricevere cure e affetto attraverso la memoria. L’orfano può alimentare la mamma (intesa come sentimento) attraverso l’amore che gli altri gli manifestano e attraverso il ricordo, può persino “idealizzare” la figura materna che non c’è più.

 

I figli non amati, per parte loro, devono fare i conti col volto più crudele che una donna può determinare: l’incapacità di essere mamma del figlio che ha  generato, ovvero l’incapacità di averne cura amorosa e sincera, non pretenziosa e incondizionata.

 

Le mamme che non amano i propri figli sono un cancro nella vita dei bambini, degli adolescenti, degli adulti e persino dei nipoti quando questi vengono al mondo

 

Sentirsi rifiutato da una madre è quasi una negazione dell’essere. Quando il senso di rifiuto si palesa, nella mente di un figlio la prima reazione è la negazione: mentre il bambino  fa di tutto per assecondare il genitore, l’adolescente non amato può entrare nella più aperta opposizione che equivale ad affermare se stesso. Tal volta l’adulto non amato dalla mamma, invece, diventa pietoso e prova per la madre non amorevole un sentimento vicino alla peggiore pena. Per quanto quel figlio esista nella vita della mamma, i rapporti tra mamme e figli adulti (che sono stati bimbi non amati) restano sempre tesi e conflittuali.

 

L’assenza affama di affetto queste persone, tuttavia non essendo cresciuti nella sperimentazione di un amore incondizionato, i figli non amati rischiano di diventare vittime del loro stesso bisogno d’amore cadendo nelle mani sbagliate, svendendo se stessi, minimizzando il proprio valore.

 

Mamma è sostegno e sostegno è autostima

 

I figli non amati hanno difficilmente la possibilità e la capacità di scoprire i propri talenti e di fortificarli, il loro ruolo nel mondo è relegato alla non considerazione, sono come orti non coltivati, piante che non hanno potuto fiorire.

 

Il figlio che non prova l’emozione di essere amato non sente mai di aver fatto bene abbastanza … abbastanza bene da brillare, da generare emozioni, da ottenere considerazione …. in poche parole non trova in sè stesso né soddisfazione né motivazione.  Questo non ne sopisce il bisogno, anzi aggrava la paura e la sensazione di essere “marginale” se non “inutile”.

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