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Intelligenza del bambino: come si sviluppa

L' intelligenza del bambino si sviluppa in relazione alla società. I bambini non stanno bene solo con la mamma, chiusi in casa: loro hanno bisogno del mondo

Federica Federico

di Federica Federico

23 Maggio 2019

Come si sviluppa l’ intelligenza del bambino? E’ questa una domanda ricorrente tra le mamme. Diciamo subito che alcune acquisizioni cognitive hanno bisogno del supporto di funzioni psico-motorie, tuttavia ciò non significa che l’intelligenza sia un processo meccanico e biologico (come può esserlo, per esempio, la crescita in altezza). 

Lo sviluppo dell’ intelligenza del bambino ha da sempre interessato le scienze umane, capire come il bambino impara le cose del mondo (non solo come acquisisce le competenze didattiche) e come le interpreta è fondamentale per stimolarlo e per favorirne la crescita umana e valoriale.

L’ intelligenza del bambino riguarda non solo la sua capacità di fare di conto e scrivere correttamente, seguendo le regole della grammatica e della sintassi:

 

essere bambini intelligenti equivale a muoversi coerentemente nella società affrontando con successo le nuove esperienze.

 

Intelligenza del bambino

Come sviluppare I’ intelligenza del bambino
Fonte immagine 123RF con licenza d’uso

 

Il processo di sviluppo (comprensivo dello sviluppo dell’ intelligenza del bambino) è costante e procede, coerentemente con lo sviluppo psicofisico, per fasi.

 

E’ innegabile che in ciascuna fase conti l’ambiente, l’interazione sociale e abbia un ruolo importante l’adulto (o gli adulti) di riferimento.

 

I bambini devono stare con i bambini e devono essere accompagnati da adulti consapevoli e intelligenti

 

Secondo un ampio e condivisibile filone della pedagogia moderna, lo sviluppo del bambino non può prescindere dalle esperienze sociali. In questo senso è importantissimo che il bambino non viva isolato ma si trovi in relazione con altri coetanei.

 

Secondo Vigotskij, pedagogista sovietico del 900, l’apprendimento è un processo esperienziale e relazionale (cioè fatto e arricchito dalle esperienze sociali dell’uomo con l’uomo) che precede e guida lo sviluppo (cioè avviene insieme a una evoluzione fisica ed emotiva della quale si avvale, ma dalla quale non è limitato).

 

Come sviluppare I' intelligenza del bambino

Come sviluppare I’ intelligenza del bambino
Fonte immagine 123RF con licenza d’uso

 

Rispetto allo sviluppo dell’ intelligenza del bambino, proviamo a capire cosa significa ciò e perché è vera la frase per cui i bambini devono stare con i bambini:

 

il bambino apprende per imitazione e imita perché è chiamato ad adattarsi al contesto in cui vive progredendo per adeguamento.

 

Anche l’apprendimento del linguaggio è un processo di adattamento e adeguamento.

 

Pensate al bambino che dapprima muove le manine istintivamente, poi impara ad afferrare gli oggetti e li porta alla bocca, provate a precorrere il suo progresso in termini di sviluppo e guardatelo già indicare l’oggetto per poi riuscire a “chiamarlo” per nome.

 

Questa immagine del bambino che cresce non può essere isolata:

 

il bimbo imparerà il nome dell’oggetto perché vi sarà stato un aldulto che lo avrà ripetuto favorendo l’imitazione. Vi sarà stato, quindi, un ambiente di stimolo in cui il piccolo è stato attore ricettivo di una crescita personale.

 

Nel processo di apprendimento l’adulto ha un ruolo di stimolo, che i pedagogisti chiamano scaffolding”, soprattutto in riferimento all’insegnamento.

 

Traducendolo in termini semplice lo scaffoldin possiamo sostenere che l’adulto (l’insegnante, ma anche noi come mamme) deve imparare a considerare, intuire e percepire quando il bimbo è pronto a un nuovo apprendimento favorendolo:

 

un bimbo di due anni e mezzo\tre anni può incominciare ad apparecchiare la tavola, inizierà maneggiando solo gli oggetti infrangibili e, pian piano, crescendo riuscirà ad apparecchiarla completamente e da solo;

 

un bimbo di tre anni può incominciare a impastare e modellare le polpette, inizierà sotto la guida della mamma, ma crescendo riuscirà a cucinarle da solo (mia figlia già a otto\nove anni si è dimostrata in grado di eseguire in autonomia l’intero procedimento, ovviamente mettendo nella sua disponibilità i materiali e lo spazio);

 

un bimbo di quattro\cinque anni può imparare a spazzare a terra, incomincerà non riuscendo a raccogliere tutto, ma crescendo e con la pratica potrà eseguire una pulizia paragonabile a quella di un adulto;

 

un bimbo di sei sette anni può incominciare ad aiutare la mamma a lavare i piatti, col temo crescendo riuscirà anche ad asciugarli, a trattare con riguardo le stoviglie fragili, a gestire gli spazi e insieme la temperatura dell’acqua e la quantità di sapone.

 

Quando una attività pratica diventa semplice il genitore deve sentirsi chiamato ad inserire nel percorso di comprensione e acquisizione delle nuove competenze, ovvero una ulteriore difficoltà progressiva.

 

Proprio Vygotskij ha introdotto nella pedagogia del 900 la centralità delle attività come strumenti per soddisfare i bisogni dei bambini, laddove le attività nelle quali il bambino deve mettersi alla prova debbono essere attività sociali di inter-relazione.

 

Nell’interrelazione con gli altri e nella risoluzione dei problemi pratici, il bambino acquisisce nuove competenze (ovvero vede crescere la propria intelligenza e concreta capacità di problem solving – risoluzione dei problemi).

 

A loro volta le nuove competenze cambiano il suo modo di approcciare al mondo e gli restituiscono una rinnovata visione della vita che, però, non sarà mai definitiva: il bambino risolto un problema x ne incontrerà subito un altro y. 

 

Stando con gli altri e affrontando la vita quotidiana, il bimbo troverà sul suo cammino costantemente nuove problematiche, costantemente le risolverà crescendo e cambiando.

 

Problema – soluzione – nuova visione della vita e nuovo problema da risolvere, è questo lo schema del percorso tipico di sviluppo dell’ intelligenza del bambino. Ovviamente ogni bambino personalizzerà il suo schema evolutivo e non può realizzarlo con successo se resta isolato da un contesto sociale e relazionale.

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