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Bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi: effetti collaterali della malattia

Bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi, ora gli effetti collaterali del nuovo Coronavirus su di lei: stress, ansia, disturbi del sonno e irritabilità

Federica Federico

di Federica Federico

22 Luglio 2020

Le incognite sul Covid-19 sono ancora molte: la contagiosità, in modo particolare quella di asintomatici e paucisintomatici, è tutta da appurare, non si sa né in che termini né in che modo il poco sintomatico o il per niente sintomatico possa diventare vettore di contagio. In questo coacervo di dubbi e perplessità si nascondono i pazienti sulla cui esperienza la scienza sta studiando i comportamenti del virus.

 

Colpiscono tra tutti i bambini il cui destino sociale è rimasto particolarmente compromesso dalla pandemia: i più giovani non sono fatti per il distanziamento, è loro la socialità e la relazione che li porta a capire il mondo e a crescere nella scoperta quotidiana.

 

Arriva dal milanese la storia della bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi, lo strazio sta nell’isolamento a cui la piccola è stata costretta pur stando “apparentemente” bene.

 

bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi

Bimba di 4 anni affetta da Covid-19 – immagine meramente illustrativa con Fonte 123RF.com con licenza d’uso.

 

Bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi, tutto ha avuto inizio a marzo. I fatti in breve: 

 

Sintomi riconducibili al Covid-19 hanno colpito alcuni familiari della bimba, era marzo e la situazione non è mai degenerata al punto che nessuno di loro è stato né ospedalizzato, né sottoposto a tampone.

 

Il 24 marzo febbre alta e respiro aggravato hanno interessato direttamente la bambina, i genitori l’hanno portata al pronto soccorso dove i medici si sono assicurati della sua buona funzionalità polmonare rimandandola a casa senza alcun test specifico per il Covid-19.

 

Il 14 maggio qualcosa di sospetto ha riacceso la preoccupazione della mamma: sulle manine della bambina si distinguevano delle macchie.

 

“Mi sono spaventata, in quei giorni si parlava di sindrome di Kawasaki legata al Covid nei bambini” ha raccontato la madre spiegando il perché della sua scelta di fare ricorso, nuovamente, all’assistenza ospedaliera.

In quell’occasione, però, la mamma ha preteso il tampone: il risultato è stato “debolmente positivo”, mentre analisi specifiche rilevavano un alto numero di anticorpi IgG.

 

Comunemente “Se si riscontra un’alta positività agli anticorpi IgG si è molto protetti dal virus e la possibilità di sviluppare una malattia è bassa” (fonte medica), questo lascerebbe presumere, dunque, che la bimba in questione sia, e sia stata sin da maggio, poco contagiosa, tuttavia la sua storia colpisce per l’isolamento in cui l’ha costretta proprio il pericolo potenziale del contagio.

 

Da quel 14 maggio ad oggi sono stati effettuati quattro i test eseguiti in circa un mese, tra loro hanno dato esiti differenti: debolmente positivo, negativo, positivo.

 

Ad ogni test le lacrime di una bimba che va bloccata perché il medico possa accedere al suo nasino e alla gola con quel bastoncino che continua a decretarne l’isolamento poiché, in mancanza del doppio test negativo in 24 ore, da un punto di vista medico, le tracce del virus sono ancora presenti nel corpo della bimba.

 

Intanto “gli effetti collaterali” del Covid-19 non hanno tardato a manifestarsi sulla bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi.

 

  • Irrequietezza o, più comunemente, capricci e segni di impazienza,
  • nervosismo e stress,
  • disturbi del sonno,

sono solo alcuni dei sintomi indicati già dagli esperti come possibili conseguenze dell’isolamento sociale, del confinamento e del distanziamento.

 

Le fonti stampa riportano, attraverso il racconto della mamma, di una bimba che si sta chiudendo su se stessa, probabilmente per lo stress del controllo medico reiterato, per la percezione del risultato insoddisfacente che gli adulti non possono completamente dissimulare e per la solitudine. Questi effetti collaterali al virus stanno facendo a questa bimba senza sintomi assai più male del Covid.

 

Tutti mi hanno confermato che la bambina non è più contagiosa, ma nessuno si è assunto la responsabilità di liberarla” ha asserito la donna.

 

Quella della contagiosità è una condizione da considerare con estrema attenzione, il rischio è quello di “sfuggire” a una quarantena che diventa, a un certo punto, psicologicamente insopportabile.

 

Bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi, in assenza del doppio tampone negativo, non potrà iscriversi all’asilo.

 

Senza paura di attrarre a sé critiche e contestazioni, la mamma di questa bambina (che resta nell’anonimato, protetta da una stampa che vuole fare luce su un problema non trascurabile) dichiara apertamente che adesso la bimba “ha ripreso a uscire e sta conducendo una vita quasi normale” di cui le autorità sanitarie sono state comunque informate, sempre secondo la stampa, non hanno, peraltro, avuto nulla da ridire in merito.

 

Li chiamano debolmente positivi, talvolta sono anche paucisintomatici, come è ora questa bimba di 4 anni affetta da Covid-19 da 4 mesi, hanno una definizione medica ma non è accompagnata da un protocollo comportamentale.

 

La stampa riporta la dichiarazione di Carlo Federico Perno, primario di Microbiologia all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, le sue parole riguardo ai debolmente positivi si collocano in un’ottica di continuità con quanto descritto da questa storia : “Studi in corso ci stanno orientando a dire che nella maggioranza dei casi non trasmettono l’infezione”.

 

I test sierologici possono chiarire maggiormente quadri simili a quello di questa bimba. Rispetto a quanto si trae dalle fonti stampa precisiamo che le IgG sono gli anticorpi ultimi che si formano e che restano a lungo quando si contrae la malattia, tuttavia non si fa menzione della risposta della bambina alle IgM, dato utile per capire se si è dinnanzi a una malattia in atto.

 

“Chiedo che si valutino altri elementi per la fine della quarantena – è questo l’appello che la mamma lancia – non si possono violentare così i bambini”.

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