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Morto Jason Dupasquier: lo sfogo del papà di Marco Simoncelli

di Maria Corbisiero

03 Giugno 2021

Non esistono parole al mondo che possano descrivere ciò che un genitore prova quando perde un figlio, solo chi ha vissuto quel lacerante dolore può comprendere appieno quel sentimento inesprimibile.

Dopo la morte del 19enne Jason Dupasquier, il papà di Marco Simoncelli, Paolo, ha manifestato la propria vicinanza alla famiglia del giovane pilota svizzero, sfogando parte di quel dolore che lo affligge da 10 anni.

 

Foto Morto Jason Dupasquier: lo sfogo del papà di Marco Simoncelli.

Morto Jason Dupasquier: lo sfogo del papà di Marco Simoncelli. ©Simone Rosa/Lapresse

Morto Jason Dupasquier: lo sfogo del papà di Marco Simoncelli.

“Il mio pensiero va alla famiglia di Jason, conosco il dolore che stanno passando e non c’è consolazione. So che hanno un altro figlio che corre, ora la scelta che dovranno affrontare sarà altrettanto difficile”.

Queste le parole di Paolo Simoncelli, papà di Sic o SuperSic (soprannome che gli appassionati hanno dato al pilota) che ha perso la vita a 24 anni il 23 Ottobre 2011 a seguito di un incidente avvenuto al secondo giro del Gran Premio della Malesia.

 

Funerale di Marco Simoncelli

Funerale di Marco Simoncelli
©LaPresse

 

Una dinamica molto simile all’incidente in cui è rimasto coinvolto il giovanissimo Jason Dupasquier, un deja-vu che ha sconvolto i presenti e tutti coloro che vivono il mondo delle corse come una grande famiglia.

 

Come molti altri piloti di motociclismo, Jason ha vissuto la sua infanzia a cavallo di moto da cross e da strada, debuttando nella classe Moto3 del motomondiale nel 2020.

Il 29 maggio 2021, mentre era impegnato nelle prove di qualifica del Gran Premio d’Italia sulla pista del Mugello, rimane vittima di un incidente multiplo. Trasportato in elisoccorso all’ospedale Careggi di Firenze, viene operato d’urgenza ma le sue condizioni restano gravi.

Jason Dupasquier muore la mattina successiva, è il 30 Maggio 2021. Il giovane pilota aveva solo 19 anni.

 

“Sono stato male. Pensavo e ripensavo al trauma cerebrale che aveva subito Jason. Se fosse sopravvissuto, nella migliore delle ipotesi sarebbe rimasto attaccato a una macchina”.

È quanto racconta il papà di Marco Simoncelli al quotidiano “la Repubblica”, soffermandosi sul suo dolore di padre che, pur avendo trovato la forza di andare avanti nel nome di quel figlio perduto per sempre – nel 2013 ha fondato la SIC58 Squadra Corse che gareggia nel campionato Moto3 – continua a soffrire per quell’importante assenza.

“È brutto da dire, è brutto da sentire, ma il motociclismo ogni tanto esige la sua tassa. È uno sport rischioso, costoso, lo sa il pilota, lo sappiamo noi eppure quando è ora di pagare non siamo mai pronti […] Quando perdi un figlio in pista quei luoghi, dove magari hai trascorso tutta la tua vita, di colpo cessano di esistere. E puoi esserne certo che non ti importa nulla di tutto il resto”.

 

Tuttavia, in quello stesso tragico giorno, il papà di Marco Simoncelli ha rivalutato in modo significativo il suo punto di vista.

 

Il 29 maggio infatti ha incontrato Elvio Deganello, ex capotecnico del Sic, rimasto gravemente ferito – ha riportato una frattura scomposta della quinta vertebra – in seguito ad un incidente avvenuto nel maggio del 2020 durante un allenamento con la moto da cross sulla pista di Sasso Marconi.

“In tutte le interviste che ho rilasciato in questi anni mi sono sempre ritenuto fortunato, per come ho perso Marco, senza che soffrisse […] Però sabato ho visto Elvio per la prima volta dopo l’incidente dell’anno scorso, con suo padre Aligi Deganello che se lo coccolava tutto, sorridenti”.

Quelle coccole, quelle carezze, quell’esserci l’uno per l’altro ha indotto Paolo Simoncelli a rivalutare quella che fino ad ora lui ha considerato una “fortuna”:

“Loro hanno ancora la possibilità di abbracciarsi, ridere, raccontarsi. Sono felicissimo per loro e vederli ancora insieme più uniti di prima, mi ha fatto pensare che… no, forse non sono stato poi così fortunato”.

 



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