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Panino dopo il parto: mangiare affettati, primo desiderio delle mamme

Molte neomamme nutrono lo stesso desiderio: un panino dopo il parto. In tante nei nove mesi di gestazione non possono mangiare i salumi e un panino con prosciutto, salame o mortadella è tutto ciò che desiderano.

Federica Federico

di Federica Federico

27 Settembre 2021

Il primo desiderio di molte donne subito dopo il parto è un panino con prosciutto crudo, col salame, con la salsiccia o con la mortadella a seconda delle restrizioni alimentari rispettate in gravidanza. Il panino dopo il parto è una questione di serotonina, ha ha che fare con l’autostima della donna ed è un primo passo verso l’equilibrio dei due ruoli, mai ambivalenti, di donna e mamma.

 

Panino dopo il parto

Giovane mamma in travaglio, moltissime donne chiedono un panino dopo il parto. Questa richiesta ha più ragioni anche psicologiche.
Diritto d’autore: jbrown777 ©123RF.com con licenza d’uso.

Ecco perché moltissime neomamme vogliono un panino dopo il parto

 

Il primo desiderio da mamma, che accomuna tantissime donne subito dopo le estenuanti ore di travaglio e la nascita del bambino, è il primo panino dopo il parto. 

  • L’ho desiderato per tutta la gravidanza;
  • Non volevo mangiare altro;
  • Lo sognavo persino;
  • Avevo già detto a mio marito che sarebbe stata la prima cosa che volevo fare: mordere un panino al salame!

 

Il desiderio del panino dopo il parto risponde certamente a un fisiologico bisogno di nutrimento che interviene a rimediare al dispendio di energie e forze del parto. Ma è anche una risposta psicologica a meccanismi più complessi. Lo desiderano anche le mamme cesarizzate che pure devono aspettare alcune ore prima di alimentarsi, avendo subito un intervento chirurgico a tutti gli effetti.

Intanto il desiderio del primo panino dopo il parto accomuna le neo-mamme che durante la gravidanza hanno dovuto rinunciare agli insaccati e alle carni non completamente cotte a causa dell’assenza nel loro corredo anticorpale degli anticorpi specifici per la Toxoplasmosi.

 

Alla donna in dolce attesa si prescrivono una serie di accertamenti che per il corso della gestazione serviranno a sincerarsi della buona salute del feto e della donna. Tra questi, e già nelle prime settimane di gravidanza, vi è il controllo della Toxoplasmosi il cui valore anticorpale si controlla con un prelievo del sangue, questo accertamento viene sempre compiuto nel corso degli esami di routine in gravidanza.

  • La mamma che ha gli anticorpi è già venuta a contatto con il parassita della toxoplasmosi e, quindi, non corre il rischio di contrarla durante la gravidanza né di passarla al feto.
  • La mamma che non ha mai sviluppato gli anticorpi, invece, è a rischio.

 

Venire in contatto col parassita durante la gestazione equivale a esporre il feto al contagio per via della circolazione materno fetale. Pertanto le donne  che risultano sieronegative per la Toxoplasmosi, quelle cioè che non hanno gli anticorpi specifici, devono assumere dei comportamenti di cautela durante tutta la gravidanza. Tra queste cautele vi è la privazione del panino con i salumi poiché la maggiore fonte di contaminazione per la donna è rappresentata proprio dall’ingestione (nonché dalla manipolazione) di carni poco cotte e di insaccati freschi o crudi.

Ci sono altre cause possibili di contagio come la manipolazione di verdure sporche di terreno contaminato da feci di gatti randagi infetti oppure la manipolazione a mani nude di lettiere e feci dei gatti domestici, ma ciò che la donna vive come una privazione è maggiormente il panino!

 

È corretto precisare che le indicazioni mediche in fatto di prevenzione della Toxoplasmosi vanno assolutamente rispettate: soprattutto nelle prime settimane le ripercussioni sul feto che cresce nella pancia di una donna sieronegativa (ovvero che non ha mai sviluppato gli anticorpi specifici contro la Toxoplasmosi) possono essere severe. Contrarre la Toxoplasmosi nelle prime settimane può condurre a condizioni importanti, persino all’ aborto o alla morte fetale, se non all’idrocefalia o a lesioni cerebrali determinanti diverse conseguenze tra cui ritardi dell’apprendimento. Mentre i feti contagiati durante le settimane di gestazione più matura possono non subire alcuna conseguenza.

 

Ed ecco che il panino dopo il parto si trasforma in un grido inconscio di vittoria

Ce l’ho fatta, anzi ce l’abbiamo fatta!

La mamma soddisfa non un semplice desiderio alimentare ma riconquista, più profondamente, un gesto semplice che è stato espressione di una prima “contrazione del proprio spazio” in favore del figlio. Visto così quel panino è anche un momento di riconciliazione tra la donna che si sta trasformando e la mamma che sta nascendo insieme al bambino. Questo panino incarna anche un’opportunità di accrescimento della neomamma in autostima (la donna deve, a piccoli passi, imparare ad apprezzare se stessa nella nuova veste di madre): la mamma si sente felicemente in grado di gestire se stessa dopo aver portato a compimento il lungo e grande compito della gestazione e si concede la realizzazione di un desidero.

 

Senza contare che esaudire il desiderio di mangiare il panino dopo il parto può determinare una fisiologica produzione di serotonina, la serotonina è l’ormone della felicità e del buonumore, che il corpo della mamma ne secerna una buona quantità con l’atto semplice di addentare il tanto desiderato panino, è una cosa positiva anche per il bebè. La felicità e l’appagamento della mamma fanno tanto bene anche al bambino, teniamone conto!



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