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Ikea ritira le polpette, 5 clienti si sono sentiti male

di Federica Federico

27 Aprile 2013

Ikea ritira le polpette, 5 clienti si sono sentiti maleIkea magazzino di Lisses, vicino Parigi – un’intera famiglia composta da cinque persone, due adulti e tre bambini, accusa un malore dopo avere consumato un pasto presso il ristorante del punto vendita Ikea.

I blog, le testate giornalistiche e i link su facebook, allarmisti e poco rassicuranti, urlano alle polpette avvelenate.

  • Dopo lo “scandalo” della carne di cavallo le polpette Ikea attirano l’attenzione dell’utente e generano curiosità, malgrado ciò è sempre sbagliato “allarmare o seminare terrore”.

Intanto la famiglia che si è sentita male ora sta bene, dopo un breve ricovero in ospedale è stata dimessa. La diagnosi medica è “intossicazione alimentare” ma al momento non è stata riconosciuta nessuna polpetta avvelenata e nemmeno si può stabilire con certezza che l’alimento contaminato fosse contenuto nel vassoi del pranzo Ikea.

La multinazionale Ikea si è messa a disposizione degli inquirenti, ha sospeso la vendita delle polpette solo sospette ed ha consegnato alle autorità i campioni del cibo che stava servendo. Tutto questo è avvenuto il giorno stesso del fatto ovvero mercoledì scorso.

Per garantire una buona informazione va precisato che nessun altro avventore del ristorante si è sentito male e per ora nessuna Ikea ritira le polpette, 5 clienti si sono sentiti malefonte ufficiale incrimina le pietanze dell’Ikea.

La notizia è rimbalzata sui quotidiani italiani e nel web nostrano dopo essere stata data dal quotidiano Le Parisienne. Il quotidiano francese assicura che le autorità hanno aperto un’inchiesta e precisa che la direzione di Ikea Food Francia ha deciso in via precauzionale di ritirare tutte le polpette come quelle servite alla famiglia malcapitata. È nostro compito rassicurare tutti: in Italia la vendita di prodotti alimentari all’Ikea è sicura e nulla di ciò che vi viene servito può nuocere alla vostra salute.

Tra l’altro è scorretto confondere questa vicenda con quella della carne di cavallo e ad onor del vero va ribadito che anche lì l’errore di etichettatura, per quanto grave, non comportava nessun danno alla salute umana.

 

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