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Yara Gambirasio: Bossetti, Clamorosa Dichiarazione della Moglie

Qual è la verità?

Federica Federico

di Federica Federico

23 Agosto 2014

Yara Gambirasio: Bossetti, Clamorosa Dichiarazione della Moglie
L’opinione pubblica Italiana si è abituata negli ultimi anni a seguire i casi di cronaca attraverso la televisione ed i giornali, spesso il diritto di cornata si è mescolato o confuso con il giudizio popolare e non di rado si è parlato di inclinazione al “processo mediatico” (inclinazione assai pericolosa, secondo alcuni).

Marita Comi, 40 anni tra pochi giorni, moglie del presunto Killer di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti, che lei chiama il “Massi”, ha rilasciato al settimanale “Gente” una lunga intervista – memoriale.

 

L’intervista svela particolari importanti già oggetto di interesse giudiziario.
Così, quello che si rivela come un lungo memoriale diviso in due parti pubblicate su due differenti numeri del giornale, sta facendo scalpore e ha indirettamente interessato e toccato anche le indagini.

Per comprendere il rilievo di questo lungo memoriale è necessario rammendare tre passaggi chiave dell’indagine, passaggi certi e determinanti:

1- nel corso delle indagini in casa Bossetti sono stati sequestrati telefoni cellulari e il personal computer, la proprietà di questi oggetti è stata attribuita a Massimo Giuseppe;

2- Marita Comi interrogata dagli inquirenti ha sempre difeso la posizione di suo marito ma ha anche sostenuto di non ricordare dove fosse quella sera;

3- subito dopo l’arresto di Massimo Giuseppe Marita venne convocata in caserma, lì, mentre i carabinieri stavano perquisendo la sua casa, le vennero esposte le pesantissime accuse contro il marito, le venne rivelata la prova regina del DNA e con essa le fu svelato che per la genetica Massimo non è un Bossetti.

Fuori dalla caserma Marita si sfogò contro la suocera, Ester Arzuffi.
«Perché non ce l’hai detto? Ci hai rovinato l’esistenza» le disse.

Adesso, leggendo alcuni stralci dell’intervista, alcune cose sembrano cambiate e i particolari di cui si discute non sono di poco conto:

Marita afferma che il personal computer sequestrato dagli inquirenti le appartiene e riporta su di sé la responsabilità delle ricerche in rete, anche quelle relative a Yara.

Precisa che al caso di Yara si interessava anche il “Massi”, pure lui cercava notizie perché nella bergamasca le cercavano tutti, nessuno escluso.

Allora perché Massimo Giuseppe Bossetti, subito dopo la cattura, si era “giustificato” sottolineando la sua passione per la cronaca nera e chiarendo di avere da sempre seguito il caso di Yara, giustificando, in questo modo, anche le tracce web poi effettivamente repertate nel pc?

E perché Marita Comi questa precisazione sul personal computer non l’ha espressa prima. E’ stata convocata dagli inquirenti 3 volte e per due volte ha risposto alle domande dei magistrati.

Il settimanale Giallo, Cairo Editore, nel n°34 del 27 agosto 2014, si sofferma su un particolare che potrebbe essere più che interessante:

Marita Comi, nell’intervista appena citata, sostiene che Massimo Giuseppe all’ “ora del delitto” era certamente a casa e fa di più perché “fornisce l’ora della morte di Yara!” (ora che nessuno conosce con certezza, per questo le parole non sono scritte tra le virgolette per caso).

<<Se la tragedia fosse avvenuta di mattina o di pomeriggio, forse non potrei giurare sulla sua innocenza. Ma quella bambina è morta dopo le 19, forse dopo le 22. Ebbene mio marito non poteva essere là fuori a uccidere perché era a casa>>.

Questa dichiarazione (testualmente riportata dal numero di Giallo appena citato) suona come un alibi ma colloca anche la morte di Yara in una fascia temporale precisissima ed è il caso di ricordare che nemmeno i medici legali, date le condizioni del cadavere al momento del rinvenimento, hanno mai saputo stabilire l’ora della morte.

Ester Arzuffi nega l’evidenza della scienza e continua ad asserire che il DNA si sbaglia, ma sua nuora cerca ancora la verità chiesta, subito dopo l’arresto, a gran voce e “contro” i silenzi della suocera?

Stando all’intervista da poco rilasciata Marita si sarebbe rassegnata a credere ad Ester, il Corriere della Sera di Bergamo riporta un passaggio decisivo del memoriale, Marita dice:

«Se (Ester, ndr.) giura che non è vero che ha avuto rapporti con il Guerinoni, che il Dna è sbagliato, come poteva raccontarci quella che lei ritiene una storia non vera?».

I magistrati inquirenti hanno convocato nuovamente Marita Comi.

La terza audizione si sarebbe dovuta svolgere, diversamente dalle altre, a porte chiuse e non sarebbe stata ammessa la presenza del legale della donna, ma, senza il suo avvocato, la moglie di Massimo Giuseppe Bossetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

Chiudendosi nel suo legittimo “diritto al silenzio” Marita ha probabilmente lasciato senza spiegazione anche i dubbi appena esposti in questo scritto? Questa domanda, per ora, rimane aperta.

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