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Maltrattamenti sui bambini a scuola arrestate le maestre, Casarile Milano

Federica Federico

di Federica Federico

20 Marzo 2011

È di queste ore la notizia di un altro “asilo degli orrori”,
la paura, il ribrezzo e il male incomprensibile dei maltrattamenti inferti ai bambini questa volta hanno luogo nella provincia milanese, a Casarile.
Sono 15 i bambini coinvolti, i genitori ricostruiscono il dramma attraverso le parole, gli atteggiamenti ed i “giochi” dei piccoli.
Sotto accusa la struttura privata … cosa accadeva nell‘asilo, chi sono i “mostri”, chi ha visto e chi avrebbe dovuto vedere?
Allo stato due maestre e la direttrice sono state arrestate e poste ai domiciliari, a loro carico l’accusa di presunti maltrattamenti a danno dei piccoli ospiti della scuola per l’infanzia, sono in corso le indagini volte all’accertamento delle responsabilità. Domani gli interrogatori.
Le agenzie di stampa di questa mattina informano del tentato suicidio di una delle due maestre arrestate, che, prontamente soccorsa, non verserebbe, tuttavia, in pericolo di vita.

Cosa proviamo dinnanzi a queste notizie?
Ribrezzo, sconforto, rabbia, paura e angoscia.

Ogni mamma viene come “assalita” da simili fatti di cronaca. Noi madri non li ascoltiamo semplicemente come accadimenti neri e dolorosi della vita, ma li subiamo, entrano nei nostri cuori e scavano tra i pensieri grigi solchi di paure …

… quale madre non si è detta: <<… e se accadesse a me, se succedesse a mio figlio?>>, <<… come si smascherano questi orrori, come si fermano?>>

In parole semplici queste notizie scatenano paure profonde e naturali.
Per ogni madre affidare il proprio bambino ad una maestra, fosse anche la più brava del mondo, è cosa difficile e complessa, emotivamente impegnativa.
Separarsi dal bambino fisicamente significa non vederlo, non essere materialmente capaci di controllare con certezza e costanza il suo stato, le sue azioni ed il suo benessere.
“Lasciare” il bimbo al nido o all’asilo equivale ad affidare, demandare e delegare le funzioni di cura del piccolo, anche se temporaneamente la mamma mette “nelle mani delle maestre” la gestione del proprio figlio per il tempo che questi trascorrerà a scuola.
E spesso “nostro figlio”, il ”nostro cucciolo”, anche ove sia già in età scolare, ci appare ancora fragile, vulnerabile e piccolo
. La mamma dunque è chiamata da un lato a fidarsi delle maestre, dall’altro ad accettare, osservare e registrare la crescita del bambino che passa, pure, attraverso la sua emancipazione, la scolarizzazione, la creazione delle amicizie e della vita fuori dalle mura domestiche.

E queste notizie orrende che impatto hanno su noi mamme? Cosa scatenano in noi proprio nel momento in cui con fatica stiamo costruendo la nostra fiducia verso la scuola? Come reagisce l’opinione pubblica a tali drammi?

L’effetto, il primo effetto è la paura e il sospetto.

Come una mamma può aiutare se stessa a resistere a tali paure, come si può evitare di cadere nella “trappola del terrore”?

È chiaro che l’informazione è sacrosanta, è chiaro che qualunque notizia deve essere divulgata, raccontata e conosciuta. Ma è pure giusto che di questi eventi si sottolinei l’assoluta eccezionalità e marginalità, la maggior parte delle scuole sono luoghi sicuri – questo va detto anche perché molte sono le maestre che lavorano con dedizione ed amore e quel lavoro merita il rispetto ed il riconoscimento di noi mamme.

Una mamma per affidarsi alle maestre deve confrontarsi con loro, conoscerle e farsi conoscere. Parlare con le educatrici dei nostri figli è importante, chiedere loro un costante confronto è essenziale. Il mio interessamento da mamma è sempre volto ad inquadrare tre fattori:

  • Il rapporto scuola – bambino,
  • L’approccio del piccolo alla attività didattica,
  • Il legame maestre – bambino.

Questi tre elementi segnano la vita di mio figlio fuori dalle mura domestiche e non sono statici.
Anche un piccolo abituato alla scuola, scolarizzato come si suole dire, può inciampare in un evento traumatizzante, può incontrare un ostacolo, può essere avvilito da una qualche paura.

Da madre ascolto mio figlio che mi “parla” e spingo il bimbo a “raccontarsi”, ma non è detto che io riesca, possa o sappia interpretarlo bene, sono una madre non una psicologa! Dunque devo sentirmi libera di usare il rapporto con la maestra, adulta, competente e preparata come canale per indagare il benessere di mio figlio. Una brava maestra apprezzerà il mio interessamento, mi conforterà e mi aiuterà ad avere fiducia in lei e nella scuola tutta.
Per la mia esperienza, ritengo che un buon ed equilibrato ambiente si riconosca e si costruisca anche attraverso il dialogo ed il confronto tra le mamme perché i bimbi sottoposti agli stessi stimoli e inseriti nel medesimo percorso di crescita recepiscono e manifestano tutti, sebbene ognuno a suo modo, gli input che gli vengono dati e comparare le reazioni, discutendone tra mamme, è sempre un ottimo modo per considerare la vita scolastica dei bambini.

Dunque, prima di avere paura, prima di lasciarci impressionare, parliamo! Parliamo con i bimbi (considerando i loro caratteri, le loro peculiarità e il loro adattamento alla scuola), con le maestre e con le altre mamme!

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