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Essere un Buon Genitore: Regole Ispirate a Maria Montessori

di Federica Federico

23 Novembre 2015

Essere un buon genitore vuol dire crescere i bambini con la prospettiva viva di lasciarli andare, conducendoli verso la libertà momento dopo momento e passo dopo passo.

Dal momento in cui vengono svezzati i bambini si mettono in cammino lungo la rischiosa via dell’indipendenza” (Cit. Maria Montessori), partiamo da questa autorevole citazione perché l’autonomia del bambino è e deve rimanere l’obiettivo principale di chi voglia essere un buon genitore.

L’indipendenza dei figli, intesa come capacità di risolvere da soli i piccoli problemi della vita quotidiana, è l’insegnamento che ispira tutta la filosofia montessoriana e che ogni genitore dovrebbe fare suo: il figlio è una persona da trattare con lo stesso rispetto che si riconosce e che si garantisce ad un pari, ovvero ad un altro individuo adulto, stimato e amato.

La prima regola valida per essere un buon genitore è il rispetto.

Pertanto ogni qual volta incontrate un problema con i figli non trattateli come una vostra propaggine o peggio come una proprietà, usate con loro la cortesia e il rispetto che applicate nella vita sociale quando interagite con le persone care: adoperate formule di cortesia, chiedete di fare le cose “per favore” e incominciate voi stessi a pronunciare parole magiche come “grazie”.

Il buon esempio, in questo caso l’uso costante di un comportamento dolce e pacato, avrà sul bambino un effetto motivante.

essere un buon genitore bambini mamme

La seconda regola per essere un buon genitore è sforzarsi di dare sempre il buon esempio.

Laddove sarete coerenti, equilibrati, pacifici e onesti, con buona probabilità il piccolo vi imiterà affinando lui stesso il senso del rispetto e crescendo in punto di educazione e buone maniere.

La terza regola per essere un buon genitore è “parlare positivo”.

I bambini sono limitati dalle imposizioni, subiscono i “No” come barriere e tal volta li avvertono come mortificazioni, spesso dinnanzi ad un rimprovero si ritraggono e ponendosi sulla difensiva non colgono la differenza tra bene e male, giusto e sbagliato.

Volgere le regole in positivo ha un effetto incredibile nell’animo del bambino: il piccolo, che smette di subire il giogo di un obbligo, avverte di essere amato e pertanto osservato e consigliato. I cuccioli d’uomo si dimostreranno più disponibili a seguire i consigli che non a subire gli ordini.

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In pratica è meglio dire al bambino: “Prova a metterti il capottino, sono certa che ne sei capace! Lo fari perché sai che fuori fa freddo e non vuoi ammalarti”, piuttosto che imporre drasticamente un comportamento: “Ho detto che devi metterti il cappotto, fallo subito!

La quarta regola per essere un buon genitore è stimolare e coltivare l’impulso ad agire del bambino.

Mostrare il giusto modo di fare vale più che sgridare il bambino che non ha saputo fare bene.

Maria Montessori suggeriva alle aspiranti educatrici l’importanza di: Non far capirei al bambino che ha sbagliato o che non ha inteso, perché ciò potrebbe arrestare per molto tempo quel misterioso impulso ad agire che è tutto il fondamento del progresso”.

Facciamo un esempio pratico: se stai cucinando col tuo piccolo e lui rompe un uovo facendo cadere il guscio nella ciotola, il tuo compito di mamma è mantenere la calma. Prova a dirgli: “Togliamo il guscio che si sentirebbe tra i dentini e apriamo un altro uovo così …” e mostragli come fare nel modo corretto.

Dare il buon esempio e mostrare il giusto modo di fare o di agire resta sempre il migliore insegnamento.

Perché il bimbo possa fortificare la sua autonomia deve agire anche da solo, tal volta ha bisogno di lente, ordinate e faticose prove di abilità condotte in assoluta solitudine.

In questo senso il bambino che gioca da solo con le costruzioni sta esercitando la sua mente e le sue mani, sta apprendendo concetti importanti come spazio ed equilibrio.

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La quinta regola per essere un buon genitore è, quindi, garantire al bambino spazi di solitudine.

Anche se sei una mamma a tempo pieno e il tuo piccolo ancora non va a scuola, sforzati di garantirgli spazi di gioco autonomi e solitari; per i bambini questi momenti senza la mamma saranno l’occasione per mettere in pratica e fortificare gli insegnamenti che i genitori gli hanno dato.

La sesta regola per essere un buon genitore è sostenere l’autostima.

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Maria Montessori ci insegna che il bambino non deve essere servito, il piccolo che abbia i mezzi fisici per fare, quindi qualsivoglia bimbo sano, deve essere portato ad esprimere il suo potenziale facendo da solo e al meglio. Affinchè il bimbo impari ad essere autosufficiente è importante elogiarlo, l’elogio cura e sostiene anche l’autostima del bambino.

Tuttavia dire ad un bimbo “Sei bello” o “Sei bravo” non è un corretto modo di sostenerne le potenzialità perché il migliore elogio è quello che si fonda su ciò che il bimbo realizza e, quindi, su fatti e accadimenti concreti:

Questa paginetta di quaderno è perfetta” oppure “Questo alberello disegnato qui sembra vero”.

Pur non sentendosi dire parole comunemente associate all’elogio come bravo o bello, il bambino che sentirà la mamma pronunciare queste frasi godrà del suo successo oggettivo, vedrà la sua azione come buona, lodevole, gratificante e quindi giusta. Facilmente il bambino cercherà di impegnarsi ancora positivamente e allo stesso modo per ottenere buoni risultati equivalenti se non migliori.

La settima regola per essere un buon genitore è educare il bambino alla verbalizzazione dei sentimenti.

Mi dai un bacio, mamma desidera un po’ di affetto”, chiedere al bambino le coccole equivale a dimostrare l’affetto prima con la parola e solo dopo con il corpo. Quando il bambino acconsente comprende anche che la mamma ha rispetto di lui e del suo corpo, non lo ha “coperto” di baci in un gioco che può non essere gradito.

Il genitore che dolcemente chiede fisicità insegna al bambino a verbalizzare una domanda di amore.

Questo semplice esercizio di verbalizzazione e materializzazione di un sentimento rappresenta una prima tappa della manifestazione delle emozioni.

Se il bimbo è triste la mamma, che noti l’atteggiamento cupo e mesto, può raccontare al piccolo un episodio che l’ha resa infelice o una favolata sulla tristezza. Avrete compreso che anche qui l’esempio vale più di ogni altra cosa: piuttosto che chiedere: “Che cos’hai”, sempre meglio passare per una favola o per una “personale confessione”. E’ probabile che il bimbo, traendo esempio dalle parole che ascolta, riesca a mettere fuori i suoi sentimenti e, quindi, a verbalizzarli.

L’ottava regola per essere un buon genitore è farsi da parte dinnanzi alle piccole scelte del bambino.

Ogni bimbo, già a partire dai 24\36 mesi, dovrebbe avere libero accesso ai suoi giocattoli e dovrebbe poterne disporre in autonomia scegliendo di volta in volta quali utilizzare. Allo stesso modo il bambino dovrebbe selezionare da solo i suoi vestiti disponendo all’uopo di un guardaroba accessibile. Sarebbe bene, inoltre, che i bimbi, per quanto piccini, scegliessero da soli la colazione e venissero spesso interpellati sul pranzo e sulla cena.

Per i cuccioli d’uomo la libertà di scegliere è un a palestra di vita, scegliendo si esercitano a divenire adulti coscienti e capaci di farsi strada tra i dubbi della vita.

La nona regola per essere un buon genitore è non comperare troppi giocattoli.

Siamo abituati a comperare molti giocattoli per i nostri figli e troppo spesso non consideriamo che i migliori strumenti per stimolare i bambini sono le cose di uso comune.

I bambini, anche quelli piccoli, dovrebbero metter la tavola, cucinare con la mamma, impastare, toccare materiali alimentari come acqua e farina, dovrebbero lavarsi le manine da soli e avere dimestichezza col sapone e col dentifricio.

Non c’è gioco migliore di una vaschetta con qualche pesce rosso, il bambino farà esercizio di osservazione della natura vivente, richiamerà l’attenzione della mamma quando l’acqua sarà sporca e avrà la responsabilità di gestire il cibo.

La decima regola per essere un buon genitore è il dialogo.

Piuttosto che punire tuo figlio e peggio ancora picchiarlo, prova a dialogare con lui. Solo la parola mette genitore e figlio in piena e paritaria comunicazione dando ragione alla reciprocità affettiva che lega la mamma e\o il papà al bambino.

Educa tuo figlio con dolcezza. Per saperne di più sull’educazione dolce, guarda anche il video di Vita da Mamma :



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