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Punizione Corporale: Mamma Pubblica su Fb Foto Denuncia

di Federica Federico

21 Settembre 2016

Erika Burch è una mamma americana, solo ieri si è imbattuta in una scena difficile da descrivere a parole: un uomo stava infliggendo una vera e propria “punizione corporale” ad una bimba e lo faceva in un supermercato dinnanzi a tutti.

Le immagini mostrano una forma di punizione corporale o educazione punitiva in senso corporale (per non dire di educazione violenta) esercitata pubblicamente su un minore.

Erika ha fotografato quello che succedeva sotto i suoi occhi, è personalmente intervenuta per cercare di “liberare la bambina” dalla sofferenza e dall’umiliazione che pativa in quel momento, ha allertato la polizia, ma, infine, non riuscendo nel suo intento ha deciso di pubblicare su Facebook le foto testimonianza lanciando un appello rivolto a ciascuno di noi:

Ti prego, fa che queste foto divengano virali!!!!!!

punizione corporale bambina

Il diritto a esercitare una “corretta disciplina” sul bambino ha un limite morale oltre che fisico? Quando la punizione corporale diventa violenza?

“Io e Robert, racconta mamma Erika su Facebook, viviamo a Cleveland Texas, eravamo al supermercato e stavamo acquistano delle merendine per i nostri bambini, perché potessero portarle a scuola. Robert mi ha detto: “Vedi quello che sta facendo, quel tizio che sta facendo a quella bambina?”, mi sono voltata e lo visto: l’uomo stava trascinando la ragazzina tirandola per i capelli!!

 

Aveva arrotolato i capelli intorno al manico del carrello e spingendolo trascinava la bambina costringendola a camminare tenendo la testa piegata! Lei lo implorava di smettere! La piccola diceva: “Per favore, smettila, ti prometto che non lo faccio piu! Ti prego fermati!”, ho preso il mio telefono e ho scattato delle foto. Poi mi sono avvicinata intimandogli di lasciare la bambina”

La reazione dell’uomo non è stata cortese, al punto che mamma Erika, impressionata dalla brutalità della punizione corporale liberata sulla piccola, non ha potuto fare altro che allertare la polizia.

“Ho chiamato la polizia! – Aggiunge la donna nel suo racconto su Facebook – Così un poliziotto è venuto di corsa da noi e lo scambio di parole tra lui e questo bast**** è stato terribile! Per farla breve, l’ agente ha detto che se fosse dipeso da lui il tizio sarebbe andato in prigione”.

 

All’arrivo del sergente, però, le cose sono andare diversamente: la punizione corporale inferta alla bambina non aveva lasciato tracce evidenti, pertanto, in mancanza di lividi e lesioni, nonostante le foto, gli agenti non hanno potuto formalizzare l’accusa di violenza contro un minore.

 

Secondo il sorgente: “Per essere imputabile l’abuso ci devono essere lesioni personali refertabili sul corpo del bambino!”, mamma Erika testimonia su Facebook questo triste responso, ma non ci sta! E con la pubblicazione delle foto muove un’aperta denuncia che vale come un richiamo alla responsabilità collettiva e sociale.

 

Posto che ciascun genitore ha il diritto di disciplinare i suoi figli nel modo che vuole, dinnanzi a forme di educazione aggressiva o quando si assiste ad una estrema punizione corporale intervenire equivale a sensibilizzare il genitore stesso e a richiamarlo al suo naturale compito di cura. Quello che colpisce delle immagini postate sul social è l’indifferenza che si muove intorno a questa scena di sofferenza.

 

Da madre trovo che sia impossibile non rabbrividire dinnanzi a una simile punizione corporale, per parte mia ritengo che la giustificazione della polizia, così come riportata da mamma Erika su Facebook, lasci veramente l’amaro in bocca!

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