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Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: Niccolò è a casa

di Maria Corbisiero

17 Maggio 2020

Mentre l’America piange i tre bambini deceduti dopo aver mostrato sintomi molto simili alla malattia di Kawasaki – patologia che i medici d’oltreoceano hanno momentaneamente chiamato “Sindrome infiammatoria pediatrica multi-sistemica potenzialmente associata alla malattia da coronavirus (Covid-19) nei bambini” (PIMS-TS) – in Italia si gioisce per il ritorno a casa del piccolo Niccolò.

Il bimbo con sindrome Kawasaki è infatti guarito e, lo scorso giovedì 14 maggio, ha potuto riabbracciare il fratello gemello Massimo.

 

Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: Niccolò torna a casa

Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: Niccolò torna a casa – Fonte immagini 123rf.com con licenza d’uso


 

Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: Niccolò torna a casa.

 

Il calvario del piccolo Niccolò, 6 anni appena, inizia verso la fine di Aprile: è allora che comincia a manifestare i primi sintomi – mal di pancia, eritemi e febbre alta persistente – che preoccupano mamma Valentina, infermiera 35enne che lavora all’ospedale Niguarda di Milano, e papà Sandro, elettricista 36enne.

Appena un mese prima entrambi erano stati colpiti dal Covid-19, malattia che la coppia ha curato a casa con esito positivo. La madre di Niccolò infatti, dopo aver effettuato ben due tamponi, risultati negativi, era tornata a lavorare. Poi la paura.

 

“Nicolò ha cominciato a peggiorare: aveva un gran mal di pancia, e poi quella strana febbre che non passava – ha raccontato all’Eco di Bergamo – Quando gli hanno fatto la Tac ero terrorizzata: Niccolò aveva liquido nei polmoni infiammati che gli avevano causato una miocardite e uno scompenso cardiaco. Ho temuto di perderlo, mentre lui mi ripeteva <<Mamma, ti prego, fammi guarire>>. Una notte terribile”.

 

È stata la febbre alta e persistente di Niccolò a spingere mamma Valentina e papà Sandro a portare il figlio al pronto soccorso di Sesto San Giovanni, comune della città di Milano nel quale risiedono, dove i medici gli hanno effettuato un tampone risultato però negativo al Covid-19.

Date le gravi condizioni del bimbo con sindrome di Kawasaki – gli è stata diagnosticata una miocardite (infiammazione del tessuto muscolare del cuore) e uno scompenso cardiaco – Niccolò è stato subito trasferito nella terapia intensiva della clinica pediatrica “De Marchi” a Milano.

 

Non vedendo alcuni miglioramento, il piccolo è stato poi portato al Papa Giovanni XXIII di Bergamo e sottoposto ad un test sierologico per Covid-19 che ha messo in evidenza la presenza degli anticorpi.

Cosa significa questo? Il corpo di Niccolò era entrato in contatto con il SARS-CoV-2probabilmente quando i genitori si sono curati a casa – senza però sviluppare la malattia vera e propria, il Covid-19 per l’appunto. Tuttavia è possibile che, come già riscontrato in altri bambini, il virus gli abbia in seguito provocato la sindrome infiammatoria.

 

Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: Niccolò torna a casa

Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: Niccolò torna a casa – Fonte foto Eco di Bergamo


 

Guarito bimbo con sindrome di Kawasaki: determinante la diagnosi tempestiva.

 

Già da tempo i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo stanno studiando l’anomalo aumento di casi pediatrici con malattia di Kawasaki riscontrato in piena pandemia, secondo gli esperti potrebbe avere un legame con il nuovo coronavirus, considerato un probabile induttore della grave e rara sindrome.

 
Malattia di Kawasaki e coronavirus: possibile legame
 

“Ormai molti centri iniziano a riportare casi di bambini con segni di malattia di Kawasaki in altre aree colpite dal Covid. Il nostro studio fornisce la prima chiara evidenza di un legame tra l’ infezione da Covid e questa condizione infiammatoria e speriamo che possa aiutare i medici di tutto il mondo a riconoscere e trattare prontamente questi pazienti”.

 

È quanto dichiara il dottor Lorenzo D’Antiga, direttore del reparto di Pediatria all’ospedale Papa Giovanni XXIIII di Bergamo, sostenitore della teoria del legame tra malattia di Kawasaki e coronavirus.

La diffusione di tale ipotesi ha permesso in molti casi un intervento tempestivo che ha salvato la vita a molti bambini, tra cui Niccolò, il bimbo con sindrome di Kawasaki guarito.

 

Ma cos’è la malattia di Kawasaki (MK)?

 

È una sindrome molto rara – in Italia colpisce ogni anno 14 bambini ogni 100.000 – descritta per la prima volta nel 1967 dal pediatra giapponese Tomisaku Kawasaki, da cui prende il nome.

 

È considerata una rara forma di vasculite perché caratterizzata dall’infiammazione della parete di alcuni vasi sanguigni, soprattutto delle arterie coronarie. Colpisce in particolar modo i bambini di età inferiore ai 5 anni, non è contagiosa mentre la causa scatenante è ancora sconosciuta, anche se non mancano supposizioni come il suo esordio a seguito di una patologia virale (ad esempio il Covid-19, ancora oggetto di studio).

 

La sindrome di Kawasaki, pur avendo un’evoluzione variabile nei bambini, è una patologia curabile, la terapia è basata sull’assunzione di farmaci che riducono l’infiammazione così da prevenire gli aneurismi coronarici.

 
 

Fonte: Tgcom24Eco di Bergamo

 

 



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