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Fecondazione Artificiale: tutto quello che c’è da sapere

Infertilità e tecniche di fecondazione assistita

Alessandra Albanese

di Alessandra Albanese

04 Marzo 2014

Quando un bimbo non arriva, la strada per diventare genitore, si divide tra adozione e fecondazione artificiale.

La seconda, ovvero la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) è una fecondazione con metodi non fisiologici, nella quale gli spermatozoi fecondano l’ovocita della donna grazie all’aiuto medico, per facilitare lo sviluppo e la successiva gravidanza.

Chi ricorre alla PMA può avere incontrato differenti problemi: alcune volte gli spermatozoi hanno ridotta vitalità, altre si tratta di sterilità, oppure di quantità, motilità o forma degli spermatozoi al di sotto della norma (in questi casi si parla di oligoastenospermia) o anche in casi di infertilità inspiegata ovvero idiopatica.

La legge italiana, Legge 40 del 2004, vieta però l’utilizzo di un donatore esterno alla coppia, e l’obbligo di impianto di un numero massimo di tre embrioni nell’utero della donna (art. 14 comma 2)

Come avviene questa “assistenza medica alla procreazione”?

Le tecniche di impianto sono anch’esse differenti e variano secondo molti fattori, la tecnica però più usata è l’inseminazione intrauterina, che avviene con il deposito degli spermatozoi tramite catetere nella cavità uterina.

Prima del deposito si monitorizza l’ovulazione tramite ecografia, e in alcuni casi si tratta la donna con una serie di stimolazioni ormonali per migliorare l’ovulazione stessa.

Dopo la somministrazione di gonadotropina corionica (Hcg) o anche di LH si attende l’ovulazione, che avviene nelle 36 ore successive, e si procede all’intervento con inseminazione.

Gli spermatozoi devono essere raccolti in precedenza e consegnati presso il centro medico entro 45 minuti, per poi essere sottoposti alla capacitazione: un trattamento che consente di selezionare gli spermatozoi più mobili e morfologicamente sani.

All’inseminazione può seguire un trattamento ormonale per aiutare la donna durante l’impianto in utero dell’embrione, e a questo punto si aspetta l’impianto di questa “gravidanza preziosa”.

La PMA si avvale di tecniche differenti a seconda dell’invasività o meno di queste ultime.

Quella fin qui descritta, ovvero di inseminazione intrauterina, è la più utilizzata e la più semplice dal punto di vista medicale.

Viene consigliata in casi di infertilità idiopatica, o dopo ripetuti insuccessi di gravidanze naturali, a seguito di rapporti mirati non andati a buon fine (per rapporti mirati si indicano i rapporti che avvengono in giorni di probabile ovulazione, dal 12° al 14° post mestruale) o in casi di infertilità maschile lieve o moderata.

Diversamente si interviene con tecniche di livello II e III, maggiormente invasive ovvero:

  • Fecondazione in Vitro e Trasferimento dell’embrione (FIVET)

Con questa tecnica i gameti dell’uomo (spermatozoo) e della donna (ovocita) vengono fecondati all’esterno dell’utero, e dopo che ci si è assicurati la produzione di uno o più embrioni, e infine trasferiti in utero.

La FIVET è consigliata quando il tubo peritoneale è sofferente da patologie precedenti o congenite (gravidanze ectopiche, aborti tubarici, flogosi pelviche o interventi chirurgici a danno delle pelvi), in casi di endometriosi di III e IV grado o in casi di insuccesso con tecniche precedenti.

Si interviene anche in casi di infertilità maschile moderata, e dopo che inseminazioni intrauterine non hanno garantito risultati

La fecondazione in vitro avviene a seguito di ciclo spontaneo o con induzione alla crescita follicolare degli ovociti.

Dopo tale momento, e a seguito di eventuale stimolazione, si prelevano gli ovociti (PICK UP) tramite via trans-vaginale, in anestesia locale o profonda e sempre sotto controllo ecografico. Contestualmente si prepara il liquido seminale e dopo avere scelto gli ovociti da fecondare si procede a unione e coltura extracorporea dei gameti. Dopo avere verificato l’attecchimento, ovvero la avvenuta fecondazione, si trasferiscono gli embrioni nell’utero.

  • Microiniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI)

Anche con questa tecnica la fecondazione dei gameti avviene in modo extrauterino.

Con l’iniezione citoplamsatica si feconda l’ovocita con un singolo spermatozoo e si procede successivamente al trasferimento degli embrioni nell’utero.

La ICSI viene consigliata quando si è in presenza di infertilità maschile di ultimo grado, il più severo, in casi di azoospermia ostruttiva e secretiva, quando si conservano gli ovociti o il liquido seminale,  quando il numero di ovociti è ridotto, o in caso di insuccesso di tecniche precedenti

La tecnica ICSI segue le fasi iniziali di tutte le altre dunque ciclo di ovulazione, eventuale induzione alla crescita follicolare, PICK UP di ovociti tramite intervento trans-vaginale e preparazione del liquido seminale.

Il prelievo del liquido avviene con differenti metodologie: : Aspirazione Percutanea di Spermatozoi per via Testicolare (TESA), Estrazione di Spermatozoi per via Testicolare (TESE), Aspirazione Microchirurgica di Spermatozoi dall’Epididimo (MESA), Aspirazione Percutanea di Spermatozoi dall’Epididimo (PESA) in caso di azoospermia.

Le coppie che che si avvalgono di questa metodologia dovranno preventivamente sottoporsi ad alcuni esami per adottare una di queste tecniche.

Dopo si procede a microiniezione citoplasmatica del singolo spermatozoo e successivamente alla fecondazione extrauterina e infine all’impianto in utero degli embrioni fecondati.

  • Trasferimento intratubarico di gameti (GIFT)

Raramente perseguita, questa tecnica prevede il prelievo degli ovociti tramite canale trans vaginale o con laparoscopia e il trasferimento dei gameti maschili e femminili nello stesso modo, sotto controllo ecografico.

Questa tecnica è utilizzata quando la coppia richiede di evitare la fecondazione extracorporea, e presume la normalità morfologica e funzionale di almeno una tuba.

  • Trasferimento intratubarico di zigoti od embrioni (ZIFT – TET)

Metodica quasi totalmente abbandonata, prevedeva il prelievo degli ovociti per via trans-vaginale, la successiva fecondazione extrauterina e il trasferimento degli embrioni tramite stessa procedura o laparoscopia eco-guidata.

 

Fonte: http://www.iss.it/rpma/

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