Seguici:

Giada De Filippo: finge la laurea e poi si suicida, non aveva finito gli esami

Giada De Filippo suicida a 26anni sotto il peso di una bugia: studentessa universitaria, aveva detto a tutti che si sarebbe laureata, mentiva. Si è lanciata nel vuoto dal tetto della facoltà di Napoli

Federica Federico

di Federica Federico

11 Aprile 2018

Si chiamava Giada De Filippo, era una studentessa napoletana, è morta suicida in quello che parenti, amici e fidanzato credevano un giorno di festa, ovvero il giorno della sua laurea.

 

Giada De Filippo aveva organizzato tutto:

si era vestita bene, si era truccata, aveva annunciato ad amici e parenti che avrebbe discusso la tesi di laurea. Tutti erano felici e pronti a sostenerla, ma lei aveva mentito! Non si sarebbe laureata in quel giorno perchè non aveva completato i suoi esami.

Quando si è trattato di accogliere tutti in ateneo – il fidanzato con i suoi fiori, la mamma e il papà venuti dal paese d’origine, i parenti e gli amici – Giada ha improvvisamente capito che la bugia che aveva ordito era insostenibile.

 

L’ultima telefonata col fidanzato e poi il salto nel vuoto: Giada De Filippo è morta suicida sotto l’insostenibile peso di non aver finito gli esami universitari

 

Giada ha risposto al telefono, il suo ragazzo era insieme ai genitori di lei e stavano cercando l’aula delle lauree. Si accingevano a portare in ateneo fiori e gioia, erano vestiti a festa e avevano il cuore pieno di soddisfazione.

Ma la voce di Giada, 26anni appena, si è fatta confusa e dall’altra parte del telefono ha incominciato a chiedere scusa.

Giada De Filippo

Giada De Filippo, col suo vestito buono, truccata e bellissima com’era, è salita sul tetto dell’Università e si è lanciata nel vuoto. Tutto per una tremenda bugia.

 

La pagina Facebook di Giada (fonte dell’immagine che accompagna questo testo) è diventata una pagina in memoria, tra i commenti si legge lo sconcerto e il rimorso.

La sua morte ha il sapore di una vita perduta per troppo poco.

 

 

L’Università di Monte Sant’Angelo ospitava Giada come studentessa fuori sede; molisana, solare, d’una bellezza protesa verso il futuro e la speranza. Questa ragazza, come molti altri studenti, viveva singolarmente il suo percorso di studi.

Nessuno arriva alla laurea senza un intoppo, ognuno ha il suo momento di difficoltà, un rallentamento oppure qualche esitazione, da genitori dobbiamo esserne consapevoli.

 

 

Quel che ha fermato Giada non è stata la difficoltà di arrivare a completare gli studi, la ragazza è stata uccisa dalle menzogne ovvero dall’impossibilità di dire ai genitori e al fidanzato, ai parenti e agli amici la verità: non aveva ancora completato il suo ciclo di studi.

 

Giada De Filippo ha finto la sua laurea ma non aveva nemmeno completato gli esami

Il rimorso l’avrebbe indotta a salire sul tetto dell’ateneo napoletano e a volare nel vuoto cercando la morte. La sua bugia e la sua vita hanno avuto fine insieme e sull’asfalto, proprio dinnanzi agli occhi di chi era lì per festeggiarla e dei colleghi dell’Università.

 

L’evidenza dei fatti ha escluso persino la necessità dell’esame autoptico, il corpo della giovane è stato messo nella disponibilità della famiglia e giovedì tutti potranno dirle addio.

I funerali saranno celebrati giovedì alle 15:00 presso la Chiesa di Sant’Eustachio Martite a Sesto Campano, il paese d’origine della giovane.

 

 

Nessuno si sarebbe mai aspettato un gesto tanto estremo, in realtà è così difficile immaginare che si possa morire per una bugia.

 

La migliore sintesi della morte di Giada De Filippo è stata fatta da un professore universitario, il Prof Guido Saraceni che su Facebook ha pubblicato una lettera aperta rivolta alle famiglie più che agli studenti:

L’Università non è una gara, non serve per dare soddisfazione alle persone che ci circondano, non è una affannosa corsa ad ostacoli verso il lavoro.

Studiare significa seguire la propria intima vocazione.Il percorso di studi pone lo studente davanti a se stesso.

Cerchiamo di spiegarlo bene ai nostri ragazzi. Liberiamoli una volta per tutte dall’ossessione della prestazione perfetta, della competizione infinita, della vittoria ad ogni costo.

Lasciamoli liberi di essere se stessi e di sbagliare.

Questo è il più bel dono che possono ricevere.

Il gesto d’amore che può letteralmente salvarne la vita.

Guido Saraceni è docente di Filosofia del Diritto e Informatica Giuridica presso l’Università di Teramo.



Iscriviti alla newsletter
Riceverai preziosi consigli e informazioni sugli ultimi contenuti, iscriviti alla nostra newsletter:

Dichiaro di aver letto l'informativa sulla privacy e di accettare le condizioni.

Seguici