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Bambino morto di bullismo: suicida ad 8 anni

Subisce un'aggressione nei bagni della scuola, due notti dopo si toglie la vita. Storia di un bambino morto di bullismo. La scuola rifiuta ogni responsabilità.

Federica Federico

di Federica Federico

18 Dicembre 2019

Dopo aver letto la storia di Gabriel, bimbo morto di bullismo, potreste correre il rischio di sentirvi responsabili per qualunque cosa possa accadere ai vostri figli, anche quando loro sono fuori dal vostro controllo e dal vostro raggio d’azione. Ricordate però che “per crescere un bambino, ci vuole un’intera tribù”, come recita un detto africano, ed è tempo che si affermi con decisione il fatto che accanto alle responsabilità educative e di vigilanza della famiglia ci sono quelle di altre istituzioni, in primis della scuola.

 

bambino morto di bullismo

Bambino morto di bullismo. Fonte immagine stampa estera.

 

Gabriel Taye è un bambino morto di bullismo, aveva otto anni quando si è impiccato alla spalliera del letto a castello della sua stanzetta, era il gennaio 2017.

 

All’insaputa di sua madre e di suo padre, due giorni prima del suicidio era stato vittima di una brutale aggressione: un gruppo di bulli lo aveva assalito e gettato in terra nel bagno della Carson Elementary School, interminabili minuti erano trascorsi prima che il bambino fosse soccorso. Sul pavimento di quel bagno Gabriel era svenuto, era solo ed era perduto.

 

Una causa è in corso, ma il preside e il corpo docente della scuola elementare dell’Ohio frequentata da Gabriel dichiarano di non essere responsabili del suicidio di un bambino di otto anni, precedentemente vittima di bullismo da parte di compagni di classe e di istituto.

La scuola non è responsabile perché non è suo dovere istituzionale eliminare la violenza tra gli studenti, questa la linea difensiva dell’istituto.

bambino morto di bullismo

Bambino morto di bullismo – in calce all’articolo il video dell’aggressione.

Bambino morto di bullismo, aveva solo 8 anni: un video di sorveglianza svela ai genitori tutta la verità.

 

Il giorno dell’aggressione, la mamma di Gabriel fu contatta dalla scuola solo un’ora dopo l’incedente e non le venne detto nulla circa la causa: la scuola sostenne la circostanza generica di un malore accusato dal figlio.

Il bambino stesso mentì alla madre, le disse di avere avuto mal di stomaco e di fatto vomitò due volte  nel corso della nottata successiva spingendo sua madre a portarlo in ospedale. Anche la visita ospedaliera non valse a comprenderne lo stato d’animo, Gabriel fu dimesso con una diagnosi generica di disturbo gastrointestinale.

Il giorno successivo al malessere, la mamma tenne il bimbo a casa per poi rimandarlo a scuola il giorno seguente. I genitori non potevano neanche immaginare che la notte successiva sarebbe stata l’ultima per il loro bambino.

 

La mamma sostiene che non lo avrebbe mai rimandato a scuola se avesse saputo quello che veramente era avvenuto in quel bagno. Se la verità fosse emersa forse Gabriel sarebbe ancora vivo. 

 

Il giorno in cui tornò a scuola, gli stessi aggressori che lo avevano lasciato sul pavimento del bagno inerme, gli rubarono la bottiglia d’acqua tentando di buttarla nel gabinetto.

Nessuno può conoscere quanto la mortificazione possa devastare l’animo di un bambino, nessuno può sapere quanto danno riesca a fare la rabbia inespressa che ne consegue e con essa il senso di subire una profonda ingiustizia.

 

Solo il video di sorveglianza, emerso dopo il suicidio del bambino, fa luce sul malessere e sugli eventi che hanno presumibilmente (se non logicamente) accompagnato l’intero corso della morte di Gabriel.

Il filmato mostra Gabriel mentre entra nel bagno e viene fisicamente affrontato dal branco di bulli, il bambino letteralmente si spegne a terra. Quando è sul pavimento la rabbia dei coetanei non cessa, ancora lo prendano in giro, lo spingono e lo colpiscono, il “gioco al massacro” dura per cinque minuti e l’intervento dei funzionari della scuola non si traduce in alcuna indagine, presa di posizione né atto protettivo verso il bambino.

I genitori di Gabriel, Cornelia Reynolds e Benyam Taye,  sostengono che adulti, funzionari, sicurezza, insegnanti e preside non hanno chiamato il 911 malgrado avessero un ragazzo privo di conoscenza steso sul pavimento di un bagno. E’ per questo che, quando il loro bambino è morto di bullismo, hanno fortemente voluto una causa contro la scuola.

 

bambino morto di bullismo

Bambino morto di bullismo. Fonte immagine stampa estera.

Bambino morto di bullismo, le responsabilità.

 

Dopo l’episodio del furto della bottiglia, Gabriel avrebbe segnalato l’accaduto a un insegnante, ma senza essere preso sul serio. La docente si difende asserendo che il racconto di Gabriel non si era spinto oltre il “gioco” con la bottiglia d’acqua che di per sé non ha di fatto costituito lo spunto per indagare l’animo di un bambino che, a suo modo, stava chiedendo aiuto.

 

Sta di fatto che Gabriel tornò a casa e quella notte e si uccise. Sua madre lo trovò cadavere, penzolava dalla sponda superiore del suo letto a castello. Era mattina e sarebbe dovuto andare a scuola, era un nuovo giorno e sarebbe dovuto rimanere tale in quella ordinaria monotonia in cui i figli crescono.

  

Bambino morto di bullismo, i genitori reclamano verità

 

Il distretto scolastico ad oggi, tre anni dopo (la morte di Gabriel, ndr.), non ci ha raccontato ancora cosa è successo“, queste le parole dell’avvocato della famiglia Taye.

Il preside, gli insegnanti e tutti gli amministratori declinano ogni responsabilità sostenendo che non sono responsabili dell’eliminazione della violenza tra studente a studente. Il collegio difensivo della scuola sostiene che negare l’immunità all’istituto aprirebbe a una nuova e “pericolosa” giurisprudenza perché significherebbe “aprire a nuove prospettive di responsabilità” per le scuole.

 

Da genitore è impossibile accettare che un bambino possa morire per bullismo, meno ancora si può ammettere che un’istituzione scolastica, in qualunque posto del mondo, possa accettare un “comportamento aggressivo” a danno di un qualunque bambino.

  
Bambino morto di bullismo: i suoi genitori non avevano idea di quanto fosse pericolosa la sua scuola di terza elementare.

 

Le immagini del video sono così penetranti da sconsigliarne la visione in presenza di bambini, tuttavia è auspicabile che gli adulti le osservino con l’occhio critico di chi assume su se stesso il ruolo di educatore consapevole fortemente volendo che non accadano mai più simili tragedie.

 

 

A Gabriel vanno i nostri pensieri e le nostre preghiere perché ovunque si trovi sia finalmente libero dal dolore, alla giustizia internazionale va la speranza che si possa affermare una pena così decisa e così forte da dare valore alla vita e alle sofferenze dell’animo di chi è più sensibile, fragile, dolce e esposto.

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