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I sospetti di Piera Maggio: ciò che mai aveva detto prima

“Anna Corona si comportò ambiguamente con me”, i sospetti di Piera Maggio si intrecciano con nodi investigativi rimasti irrisolti. Sono passati ben 17 anni.

Redazione VitaDaMamma

di Redazione VitaDaMamma

22 Aprile 2021

Piera Maggio svela una cosa che mai era stata resa pubblica prima d’ora,  si tratta di un forte sospetto riguardante  una figura già nota del caso Pipitone: Anna Corona, l’ex moglie del papà biologico di Denise. I sospetti di Piera Maggio sono cristallizzati negli atti del processo dal giorno stesso della scomparsa della piccola: “Anna Corona si comportò ambiguamente con me”, ha asserito Piera durante la puntata di “Chi l’Ha Visto” andata in onda ieri sera, 21 aprile 2021.

 

I sospetti di Piera Maggio. Riccardo Squillantini ©LaPresse

I sospetti di Piera Maggio. Riccardo Squillantini ©LaPresse

 

I sospetti di Piera Maggio mai pubblicamente espressi prima d’ora.

 

Piera e Piero hanno intessuto una relazione dopo la fine del matrimonio Pulizzi-Corona, questo a discapito dell’astio che è stato fatto ricadere sulla mamma di Denise.

 

Ieri, dinnanzi alle telecamere di “Chi l’Ha Visto”, lo sfogo di mamma Piera è stato chiaro e ha puntato al cuore di un aspetto mai così pubblicamente espresso:

Io non ho trovato la famiglia del mulino bianco e non ho portato via il marito a nessuno e questo deve essere ben chiaro. Io ho conosciuto una coppia scoppiata […]

Quando ho visto che c’erano delle cose che non andavano nella signora Anna Corona io mi sono allontanata.

Ci sono stati più atteggiamenti ambigui nei miei confronti tant’è che io lo dissi e lei sviava nelle domande che le facevo […]

Ognuno può vivere la sua sessualità a proprio modo e a proprio volere però si deve essere chiari. Quindi non si è mai capito cosa volesse la signora Anna Corona da me, Piera Maggio dell’epoca, una persona che non aveva che null’altro pensiero se non un qualcosa di frivolo a livello amicale.

Amiche non siamo state mai. Amica è colei con cui ci si confida, amica è colei sulla quale si fa fede, io non ho avuto mai con questa persona confidenza a tal punto.

Io l’ho sempre reputata una conoscenza, ma la sua ambiguità è sempre rimasta tale […]

La mia ipotesi è che lei fosse gelosa di me come persona.

Io ho sempre sostenuto due cose:

uno che il suo matrimonio non andava  bene, e infatti si è separata dal marito, e due che si era infatuata della mia persona.

[…] è tutto scritto agli atti dal 1° di Settembre 2004”.

 

I sospetti di Piera Maggio trovano conferma nelle tante altre incongruenze del caso Pipitone?

 

Questa domanda resta aperta, tuttavia, anche dopo il clamore della pista russa, si spera che la rinnovata attenzione su Denise solleciti una riapertura delle indagini; è pur vero che  i documenti stessi presenti agli atti palesano ampie incongruenze.

 

Ritornano all’attenzione la relazione di servizio relativa all’errata perquisizione in casa Corona e la testimonianza di Alice Pulizzi: tra i due documenti vi è un’ulteriore incongruenza.

 

La sorella di Jessica, Alice Pulizzi, durante la sua audizione in tribunale ha sostenuto che quel pomeriggio di settembre, a poche ore dal rapimento di Denise, i Carabinieri si recarono all’indirizzo di casa Corona e incontrarono la signora Anna, sua sorella e lei nell’androne del palazzo.

Dopo aver parlato con la mamma, loro stessi, cioè i militari, vollero rimanere nell’entrata rinunciando a salire e, quindi, rinunciando ad accedere all’appartamento. Sarebbe stato allora che la “signora del piano di sotto”, per non lasciarli nell’androne, avrebbe fatto accomodare tutti nel salone di casa sua.

Alice, quindi, sostiene, sotto giuramento e sul banco dei testimoni, che non accedere a casa Corona sarebbe stata una volontà dei militari.

Il verbale della perquisizione, però, registra un accadimento differente e dimostra un equivoco reale: la pattuglia, per come è stato verbalizzato l’evento, ha creduto di trovarsi in casa Corona e di constatare in quel luogo l’assenza della bambina scomparsa.

 

Tra i luoghi esplorati in quella primissima fase investigativa, la casa di Anna Corona restò la solo a cui i militari non ebbero accesso: Piero li fece entrare in casa sua, all’epoca viveva da solo; allo stesso modo li accolse anche la sorella del Pulizzi, da cui pure si recarono.

L’avvocato di Piera Maggio ricorda che quelle perquisizioni, come la stampa le nomina in modo esemplificativo, non fondavano su mandati giudiziari ma afferivano a una prima e immediata ricerca della bambina. Pertanto gli accessi dei militari erano consentiti volontariamente dai soggetti al cui domicilio le forze dell’ordine bussavano.

 

Le discrasie tra i comportamenti delle persone coinvolte dipendono dalle bugie” di cui il caso del rapimento di Denise è letteralmente costellato, lo dice, senza mezzi termini, Piera Maggio.

Troppe lacune e depistaggi e con l’andare del tempo le cose, anziché migliorare, si sono peggiorate sempre di più”, aggiunge nello stesso intervento televisivo la mamma di Denise.

 

Piera Maggio ha subito per 17 anni, è tempo di verità.

Quella maledetta mattina Piera si allontana da Denise per la prima vota e per motivi di lavoro, era una giovane donna e una giovane mamma che aveva deciso di frequentare un un corso professionale guardando al suo futuro. Riceve una telefonata alle 12:30 e al suo arrivo a casa le autorità sono già lì, la ricerca è già partita.

 

I sospetti di Piera Maggio e i cerchi mai chiusi intorno a testimonianze, intercettazioni e telefonate “misteriose”.

 

Dal magazzino di via Rieti a Mazara Del Vallo, magazzino dove lavorava il defunto e mai debitamente considerato testimone Battista Della Chiave, l’uomo sordomuto che ha lungamente sostenuto di avere visto Denise proprio nel giorno della scomparsa, il 1° settembre 2004 alle 12:17 parte una telefonata diretta verso l’utenza della mamma di Anna Corona, la signora Lo Cicero.

 

Successivamente, questa signora riferisce in tribunale di avere ricevuto una telefonata dalla figlia, Anna Corona, che attraverso la cornetta le avrebbe detto: “Vai a casa a vedere le ragazze”, era successo qualcosa di non ben precisato e la figlia richiedeva la sua presenza.

 

In tribunale la signora ha qualche titubanza sul giorno della telefonata riportandola poi più probabilmente alla data di 1° settembre. Tuttavia non vacilla mai nemmeno per un’istante nel ricordo del contenuto della conversazione: la figlia le chiede di recarsi a casa sua dalle nipoti, è accaduto qualcosa di imprecisato. 

Dinnanzi al nitido ricordo della Lo Cicero,  il giudice sottolinea che a quell’ora in quel giorno nessuna telefonata arrivata alle utenze della donna e di suo marito (casa e cellulari) risulta riconducibile a telefoni faceti capo direttamente ad Anna Corona. Ma la signora Lo Cicero è certa dell’orario 12:00 – 12:15 e della conversazione telefonica con la figlia.

La sola telefonata conforme per orario resta quella proveniente da via Rieti e da quel magazzino.

In via Rieti risiedeva anche un’amica di Anna Corona con la quale in quella giornata l’ex di Piero Pulizzi si era già sentita un paio di volte.

 

Le incongruenze che riguardano Jessica e il suo allora fidanzato Gaspare.

 

In un primo momento Jessica sostiene di essere stata a casa nella mattina del rapimento di Denis, invece si scopre solo dopo che è stata al mercato;

Gaspare, per parte sua, in prima battuta sostiene di aver dormito fino alle 12:00 – 13:00 della stessa mattina, mentre le tracce di una telefonata intervenuta tra lui e Jessica mettono in discussione, già nelle prime fasi dell’indagine, questo “ricordo”, laddove, per di più, quella telefonata non allacciava la cella dell’allora casa di Gaspare.

 

Le incongruenze che riguardano le prime intercettazioni presso il Commissariato di Mazzara.

 

Laddove si dovessero riaprire le indagini su Denise si dovrebbe ripartire dal punto zero dei sospetti di Piera Maggio, ciò è inequivocabilmente dovuto alla mamma di Denis. Si spera altresì che le innovazioni tecnologiche permettano di ristabilire con maggiore certezza i contenuti delle intercettazioni avvenute all’indomani del rapimento anche in quella caserma di Mazzara in cui Gaspare, l’allora fidanzato di Jessica, si sente male; in cui Anna Corona interloquisce con un agente appellandolo con il soprannome di Peppe e tenendo con lui toni confidenziali; in cui viene pronunciata l’ambigua e discussa frase “Quando ero con Alice a casa ce la portai”.

 

Su queste parole, sussurrate da Jessica alla mamma, si è fondato un pezzo importante del processo conclusosi con l’assoluzione della maggiore delle sorelle Pulizzi. Più precisamente questa frase non è mai stata ritenuta una confessione. E’ una frase ambigua, è decontestualizzata o è troppo disturbata anche da rumori di sottofondo? Ecco altre domande a cui, anche per senso di giustizia e sete di verità, bisognerebbe dare presto delle risposte.

 

Emerge, altresì, dalle intercettazioni in quello stesso commissariato e in quella stessa giornata che Anna Corona e Jessica Pulizzi ben sospettano la presenza di una cimice.

 

Risulta dissonante anche quella parte dell’intercettazione in cui Anna Corona incalza la figlia Jessica con domande mirate a ricostruire la sua mattinata del 1° settembre.

Se la frase “Quando ero con Alice a casa ce la portai” è stata sussurrata, tutta la ricostruzione dei movimenti di Jessica, spronata e guidata dalla Corona, è, invece, ben scandita ad alta voce.

 

Anna Corona: – Mi puoi raccontare tutto quello che hai fatto quella mattina?

Hai visto Gaspere?

Jessica: – No

Anna Corona: – Una volta sola mi devi rispondere

Hai visto questa bambina?

Jessica: – No

Anna Corona: – Sei passata da questa strada?

Jessica: – No

Anna Corona: – Ti sei fermata dalla sorella di Gaspare?

Jessica: – No

Anna Corona: – A Denise … l’avete vista questa bambina?

Jessica: – No

Anna Corona: – Al cimitero ci sei andata?

Jessica: – No

Anna Corona: – Sei andata a comperare i vestiti e poi cosa hai fatto?

Jessica: – E poi sono passata da te e sono andata a accasa con Alice (la sorella minore, ndr.)

(Fonte stralci conversazione: Chi l’Ha Visto)

 

Non è tautologico ribadirlo: il tono della conversazione intercettata resta alto e la voce chiara fin quando Jessica sussurra ad Anna Corona: “Quando ero con Alice a casa ce la portai”.

 

I sospetti di Piera Maggio ne incontrano, quindi, tanti altri tra i grovigli mai districati delle indagini.

Con riguardo alle intercettazioni appena ricordate, per esempio, è lecito chiedersi se è possibile che simili domande e simili risposte una madre e una figlia attendano di scambiarle in un commissariato piuttosto che a casa, inoltre a che scopo ribadire il passo passo di quella mattina? Chi era Peppe e perché Anna Corona appare così confidente con quest’uomo? Perché parti del discorso sono chiare e comprensibili e altre, pur appartenendo alla stessa intercettazione, sono disturbate o sussurrate?

 

Non ero interessata a nascondere la verità” dice Piera Maggio sottolineando il fatto che sin dall’inizio il suo comportamento è stato cristallino e che non si spiegano, all’opposto, i tanti cambi di versioni che si sono succeduti nei giorni e nelle settimane prossimi al rapimento, sino a sfociare in anni di verità celate.

 

Denise ha un fratello, Piera ha un altro figlio, anche lui merita di riabbracciare la sorella.


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