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Shoah: come spiegare la Giornata della Memoria ai bambini

Come spiegare la Giornata della Memoria ai bambini: età, riassunto della Shoah, 5 libri consigliati da leggere per comprendere il 27 gennaio.

di Federica Federico

06 Gennaio 2024

Shoah: come spiegare la giornata della memoria ai bambini

Non è facile spiegare la giornata dalla memoria ai bambini, le pagine della Shoah sono tra le più dolorose della storia del mondo e si impongono ancora con un pesante carico di violenza e pena. Il termine stesso, Shoah, ne suggerisce il profondo dolore: deriva dall’ebraico e vuol dire catastrofe, storicamente indica lo sterminio del popolo ebreo.

 

A che età si può spiegare la Shoah ai bambini e come

I bambini piccoli (prima dei 13-14 anni e, quindi, prima di uno studio maturo e critico della storia) non possono comprendere pienamente l’olocausto, manca loro il quadro storico di riferimento. La Shoah, infatti, andrebbe elaborata tenendo conto di uno spazio temporale e storico ampio che orientativamente può essere rintracciato tra il 1938 – momento dell’entrata in vigore delle leggi razziali – fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Resta, però, fondamentale introdurre il tema della persecuzione e dello stermino nella cultura dei più piccoli allo scopo di piantare nel loro cuore il seme importante della sensibilità, nonché della consapevolezza della diversità come valore piuttosto che come distanza. Senza considerare che la razza umana non è ancora salva dalla pena della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti; per quanto aberrante e funesta la guerra continua ad abitare il mondo.

 
Shoah: come spiegare la giornata della memoria ai bambini
Come spiegare la giornata della memoria ai bambini

Partire dal concetto di memoria

Nelle scuole l’olocausto viene introdotto sul finire del ciclo della scuola primaria, ovvero quando i bambini hanno 9 o 10 anni (tra la quarta e e la quinta elementare). 

 

I nostri figli sono assuefatti a una pericolosa manipolazione della violenza: da un lato, viene troppo spesso legittimata da discutibili esperienze video-ludiche; dall’altro film e cartoni animati, non sempre nati perché siano i bambini vederli, narrano la morte, il conflitto e la guerra in un modo non digeribile per i più piccoli

 

Il nostro compito di adulti, nello specifico rispetto alla Shoah, deve essere quello di restituire ai bambini una narrazione comprensibile, non confondibile con la finzione ma nemmeno cruenta, che possano metabolizzare e che sia funzionale a una più matura comprensione di concetti importanti (come le persecuzioni, il razzismo, la guerra).

 

Evitate di mostrare ai bambini film documentario, immagini o video senza filtri, cruenti, con scene di sangue e morte. I più piccoli hanno bisogno di un racconto che trasmetta loro i principi chiave del rispetto umano ma che non li traumatizzi.

 

Che cos’è la Shoah riassunto breve (comprensibile anche dai bimbi a partire da 5-6 anni d’età)

Deve essere chiaro innanzitutto a noi adulti, in particolare a genitori, nonni o chi si prende cura del bambino cosa sia la Shoah. Soprattutto a cavallo della giornata della memoria (che ricorre il 27 gennaio di ogni anno), complice l’interesse mondiale e mediatico sul tema, è facile che i bimbi pongano domande alle loro figure di riferimento.

 

Shoah è il termine ebraico (che letteralmente significa “catastrofe”) con cui la storia indica lo sterminio nazista degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. In quel periodo, che su una linea storica del tempo si colloca fra il 1939 e il 1945, morirono un numero enorme di ebrei: le stime attestano la morte di cinque – sei milioni di persone. Uomini, donne, bambini o anziani indistintamente furono uccisi dai nazisti del Terzo Reich per il solo fatto di essere nati ebrei. 

 

Come aiutare i bambini a capire quante persone sono effettivamente morte durante l’olocausto?

I bambini e i ragazzi hanno una attitudine cognitiva: sono capaci di fissare e metabolizzare i concetti più astratti (anche esemplificandoli) attraverso il confronto per analogia. Ciò posto, possiamo far riflettere i nostri figli sul fatto che durante la Shoah sono morti tanti ebrei quante sono oggi le persone che abitano nella regione Lazio. 

 

Il Lazio è la regione in cui si trova la capitale d’Italia, ovvero Roma, conta  5.713.228 abitanti, ad oggi è la seconda regione più popolata del nostro paese dopo la Lombardia. Il mondo perse nella Shoah tra i 5 e i 6 milioni di persone ebree, per analogia sarebbe come cancellare la popolazione dell’intera regione Lazio dalla nostra cartina geografica.

 
 Auschwitz il più grande complesso di campi di concentramento del terzo Reich
Auschwitz il più grande complesso di campi di concentramento del terzo Reich

Perché i nazisti perseguitarono gli ebrei?

Nel 1925 Adolf Hitler pubblicò il libro Mein Kampf (che in italiano si traduce con “La mia battaglia”), in questo testo Hitler esponeva il suo pensiero politico sul quale fondò tutta l’ideologia nazista.  Quella nazista è un’ideologia antisemita.

 

Il termine antisemitismo riassume l’odio contro gli ebrei (anche detti giudei), il pregiudizio e la paura su cui Hitler e i suoi seguaci fondarono il progetto di un “mondo purificato” dove predominasse la razza ariana (quella che veniva da loro definita, appunto, “pura”). L’antisemitismo ha fondato tutte le accuse mosse agli ebrei: cospirare ai danni del resto del mondo, determinare problemi politici, sociali ed economici.

 

Agli ebrei, come alle “razze definite impure” Hitler attribuiva caratteristiche fisiche e biologiche “sintomo di inferiorità” rispetto alla razza ariana, considerata invece “superiore”. Secondo l’ideologia nazista, gli ariani, per la loro superiorità naturale, biologica e intrinseca potevano vantare il diritto di sottomettere e persino sterminare tutti gli “inferiori” (anche i disabili, gli zingari, gli omosessuali e i testimoni di Geova, che pure sono stati vittime innocenti di questa folle parte della storia mondiale). 

 

Ciò che colpisce è che nell’aberrazione del pensiero nazista si insinuò la credenza che la guerra e lo sterminio fossero qualcosa di naturale, necessario e dovuto: per i nazisti la lotta tra le razze era perfettamente coerente con le “leggi della natura”. 

 

Questa ideologia spiega come mai i deportati venivano sfruttati nel lavoro, affamati, stipati come bestie in dormitori più simili a stalle; come mai su di loro venivano compiuti atti atroci e torture; “giustifica” gli esperimenti pseudo-scientifici che furono compiuti e che interessarono in modo particolarmente doloroso i bambini (come gli esperimenti di J. Mengele). Fa luce, inoltre, sul perchè, alla fine, tutti i deportati indistintamente restavano destinati a diventare cadaveri o fumo, nelle camere a gas o nei forni. 

   

E in Italia?

Nel 1938 nel nostro paese il regime fascista impose le leggi razziali (come racconta “Nonno Terremoto”, un libro che dà voce a un bambino del 1938). A causa di queste leggi gli ebrei furono persino banditi dalle scuole, oltre che da molte professioni e da molti luoghi in cui comunemente si svolgeva la loro vita sociale. Ci furono finanche negozi che esposero cartelli “vietato l’ingresso agli ebrei”.

“Da domani ce lo scriviamo: vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti”. #LaVitaÈBella #27Gennaio #GiornataDellaMemoria

Pubblicato da Giffoni Film Festival su Domenica 26 gennaio 2020

La deportazione e lo sterminio non tardarono a seguire l’onda torbida delle leggi razziali, il rastrellamento del ghetto di Roma il 16 ottobre del 1943 rappresenta uno dei primi episodi direttamente legati alla persecuzione del popolo ebraico in Italia. Molti ebrei italiani furono deportati nei campi dell’Europa orientale, il campo di Fossoli, in provincia di Modena, fu luogo di transito nell’orrore della deportazione. Le stime storiche parlano di circa ottomila ebrei italiani morti nei campi di sterminio.

   

L’importanza di raccontare la Shoah ai bambini attraverso le testimonianze 

Da educatrice ritengo estremamente importante l’accesso del bambino alle testimonianze: il racconto diretto di chi ha vissuto l’orrore ne attesta la verità ed è la migliore spiegazione che si possa dare alle giovani generazioni a riguardo della crudeltà delle guerre.

 

In una società del benessere, come quella in cui viviamo, sussiste il fortissimo rischio che la guerra si confonda con una finzione lontana, irrealizzabile, raccontata e non reale, non vissuta o non dolorosamente accaduta.

 

E allora ben venga vedere film capolavoro come “La vita è bella”, restano una lettura conforme alla sensibilità dei bambini, ma attenzione a non ingabbiare i piccoli nella sola immaginazione della storia.

   

Una testimonianza sensibile, importante e viva è quella di Lia Levi nel racconto del suo libro: “Una bambina e basta”

   

Perché la giornata della memoria cade proprio il 27 Gennaio?

Il 27 gennaio 1945 vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz (il campo di concentramento a cui la storia del mondo lega l’immaginario degli orrori nazisti). Fu quello il giorno in cui sopravvissuti riacquistarono non solo la libertà ma la dignità che ogni persona umana merita.

 

A cosa serve spiegare la giornata della memoria ai bambini? 

Il ricordo insegna, per questo la conoscenza della storia è decisiva nella vita dell’uomo! Essere consapevoli, da un lato della capacità umana di commettere atrocità contro i propri simili e dall’altro del fallimento di queste stesse, è cruciale. La conoscenza e la consapevolezza educano a prendere una distanza ideale dai conflitti, permettono una naturale adesione alle vie del bene.

 

Oggi più che mai, mentre Israele e Palestina combattono un’altra guerra atroce, la distanza ideologica dai conflitti torna ad essere essenziale.

 
libri per spiegare la giornata della memoria ai bambini 
Educare alla pace è un atto d’amore

5 libri per spiegare la giornata della memoria ai bambini 

  1. La portinaia Apollonia, di Lia Levi – Età di lettura: da 5-6 anni.
  2. Le valigie di Aushwitz, di Daniela Palumbo – Età di lettura: da 9 anni.
  3. Nonno terremoto – un bambino del 1938, di Fulvia Alidori e Daniele Susini – Età di lettura: da 5-6 anni.
  4. Otto. Autobiografia di un orsacchiotto, di Tomi Unger – Età di lettura: da 7 anni. 
  5. Una bambina e basta, di Lia Levi – Età di lettura: da 6 anni.


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